Nella Parigi dei primi del '900, Lea de Lonval (Michelle Pfeiffer) è una ricca ed ancora bellissima cortigiana d'alto bordo giunta alla fine della sua gloriosa carriera. La vecchia rivale ed ora amica Madame Peloux (Kathy Bates, petulante e infida) le chiede di occuparsi dell'educazione sentimentale e sessuale del figlio Chéri (Rupert Friend, angelico e irridente), fulgido giovane dalla condotta debosciata e senza freni. Le lezioni d'amore sfociano in una relazione che dura sei anni, fino a quando Madame Peloux non pianifica il matrimonio di Chéri con la giovane Edmée. Costretti a separarsi, Lea e Chéri si scoprono innamorati. Ma è troppo tardi per un futuro di autentica felicità.
Chéri è un film-miniatura (poco più di 80 minuti di durata) in cui la trama scorre rapida e stringata, senza alcuna divagazione, come un racconto popolare d'appendice; una miniatura fitta di dettagli ambientali e psicologici, un piccolo, splendido cameo in cui personaggi e azioni sono congelati in una commedia delle maniere imposta dai ruoli, dalle convenzioni sociali e dal Tempo che passa inesorabile; un teatrino dei sentimenti che nega l'amore rincorrendo il piacere e l'effimera felicità del denaro, ma che verrà spazzato via dalla ferocia della prima guerra mondiale (cui la voce fuori campo accenna seccamente nel gelido finale). Frears sceglie il registro leggero della commedia ed impone al materiale narrativo l'andamento brioso, apparentemente frivolo ed effervescente, di un'operetta. Ma sotto la superficie pulsa l'anima del melo' e del valzer autunnale.
A sottolineare le aperture sentimentali al melodramma interviene la colonna sonora di Alexandre Desplat, autentico gioiello che rievoca magistralmente l'atmosfera dell'epoca ed accompagna gli spettatori nel cuore di questi personaggi che si seducono l'un l'altro ma non sanno (come) essere felici e si amano ma non riescono a dirselo. Ma ancor più della musica e delle aperture paesaggistiche (dal palazzo in stile liberty di Lea e dalla serra lussureggiante di Madame Peloux, si passa ad una corsa in auto lungo un viale alberato, o all'ariosa vista sul mare dalla terrazza dell'Hotel a Biarritz) è il montaggio a dare dinamismo alla storia, mentre la finissima regia di Frears con precisi movimenti di macchina svela l'interiorità dei personaggi al di là delle maschere sociali.
Nella scena della seduzione iniziale, Chéri, lascivamente appoggiato alla vetrata del giardino, chiama a sé Lea: la macchina da presa si muove sinuosamente accompagnando il movimento di Lea che, apparentemente in controllo del proprio potere ma già sedotta dal fascino dell'impetuosa giovinezza di Chéri, gli si avvicina e lo bacia. E una lacrima bagna il volto limpido del giovane amante a sigillare un'unione che non sarà solo contrattuale, ma sincera e dolorosa per entrambi.
La macchina da presa insegue, rincorre, inquadra Lea in piena adorazione della sua figura e della sua dignità, ma soprattutto scruta nel privato della sua stanza ed indaga sul suo volto alla ricerca dei momenti in cui il controllo delle emozioni nei duelli verbali cede il passo alla verità interiore: ed ecco che la maschera cade e lo sguardo di Frears coglie per un istante sul volto di Lea il turbamento, la delusione, il dolore, l'abbandono, la malinconia per l'Età che inesorabilmente la separa da Chéri. Sublime la scena in cui annusa una rosa ed un istante dopo i petali si sfaldano fra le sue mani, simbolo di una bellezza che sta svanendo.
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