martedì 24 novembre 2009

500 giorni di "sole"


Arriva dal Sundance una commedia romantica fresca e brillante, girata con gusto e sensibilità, e dallo spirito cinefilo tutto europeo. Tom è un aspirante architetto e lavora ideando messaggi per i biglietti d’auguri. Crede nell’amore assoluto e si convince di trovare l’anima gemella in Sole, una ragazza indipendente che non vuole impegnarsi. Nonostante le divergenze, Sole sembra essere davvero la donna della sua vita.

Divertente e a tratti amaro resoconto di un fallimento d’amore, il film parte come una commedia del genere lui incontra lei e sovverte il modello ancorando il punto di vista, in genere femminile nella commedia romantica, al personaggio maschile. Definita tale prospettiva, il racconto segue una narrazione non lineare, con continui andirivieni introdotti da parentesi grafiche che ne indicano la collocazione nell’arco dei 500 giorni del titolo. Attraverso questi salti temporali Tom ripercorre la storia d’amore alla ricerca ossessiva dei segnali che avrebbero dovuto presagirne il finale, in un suggestivo ed ininterrotto monologo interiore.

In 500 Giorni Insieme si respira aria di cinema europeo e di Nouvelle Vague non solo per l’abbigliamento alla francese dei protagonisti e per lo spirito poetico ed elegiaco, ma anche per la freschezza delle invenzioni visive e la libertà con cui mescola diverse tecniche e registri cinematografici, dal narratore extradiegetico al b/n delle interviste, dai filmati amatoriali allo split-screen, fino al videoclip e al musical (strepitosa la sequenza sulle note di “You make my dreams”).

Il regista Marc Webb è sempre ad un passo dall’eccedere e rischia il gratuito sfoggio di tecnica. Tuttavia, insieme alla musica, imprescindibile sottofondo dello stream of consciousness di Tom, sono proprio i riferimenti al cinema a creare il mondo soggettivo del protagonista e la sua identità. Ed è questa l’idea più originale del film: le canzoni, i film, i libri e la cultura “alimentano la grande bugia” sull’amore ma è (anche) attraverso di essi che definiamo la nostra identità.


Non tutto funziona: un paio di formidabili battute alla Woody Allen non bastano a sollevare il tono da sit-com di alcuni momenti. Data la prospettiva maschile del racconto, il personaggio femminile resta un enigma al quale né il protagonista né gli spettatori hanno accesso, ma la pur bellissima Zooey Deschanel è troppo casual e svagata per essere completamente a suo agio nell’incarnare una fantasia. Sensibile e naturale, invece, il giovane Joseph Gordon-Levitt, sulla cui autenticità il film poggia dall’inizio alla fine.

Nulla per cui gridare al capolavoro (come è stato fatto in America), ma il film è indubbiamente piacevole, a tratti sorprendente ed inaspettatamente profondo. Assolutamente fuorviante il titolo italiano: i due giovani amanti non stanno affatto insieme per 500 giorni. Il titolo originale fa riferimento in modo ironico e geniale al nome della protagonista ed indica il tempo che Tom impiega per guarire dall’amore e voltare finalmente pagina. E, guardando il film, non sono affatto 500 giorni di sole. Molto probabile una candidatura agli Oscar per la migliore sceneggiatura originale.

Voto: 7

1 commento:

  1. 500 giorni per guarire da un amore...non sono tanti?:O)

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