lunedì 24 maggio 2010

Nora e Max in "Calda Emozione"


"Non c'è niente che odi quanto l'essere ingannata. Preferisco un uomo violento a uno che mente, dalla violenza almeno ci si può difendere. Sai... ogni volta che abbiamo un appuntamento e tu arrivi puntuale è così gratificante che sto male da morire. Perché mi aspetto che tu non arrivi affatto. E invece arrivi... e ogni volta che ti vedo non credo ai miei occhi. E nessuno al mondo è più felice di me perché... perché significa che non ti sei stancato, che ti vedrò ancora. Io ho fiducia in te, perché la prima volta che ti ho incontrato hai detto che non ti ingozzi e che non menti mai. Beh, non me ne frega niente se ti ingozzi, ma non venirmi mai più a raccontare storie. Posso perdonarti una volta ma non posso farlo una seconda".

Nora Baker (Susan Sarandon) a Max Baron (James Spader) in Calda Emozione (White Palace, 1990) di Luis Mandoki

Cannes premia Binoche, Bardem e... Elio Germano


Si è conclusa ieri sera la 63esima edizione del Festival di Cannes. Il verdetto della giuria presieduta da Tim Burton ha rispettato i pronostici della vigilia in quasi tutte le categorie, tranne che per la Palma d'Oro. Il favoritissimo Another Year di Mike Leigh è praticamente stato ignorato, ma dalla sconfitta a Cannes è già rimbalzato in vetta ai pronostici per le prossime candidature all'Oscar nelle categorie miglior film, regia, sceneggiatura ed attrice protagonista (Leslie Manville). Ha vinto il film thailandese Uncle Boonmee who can recall his past lives di Apichatpong Weerasetachul, presentato negli ultimi giorni del Festival: un film di spiriti e fantasmi che deve essere piaciuto non poco a Tim Burton. Il Gran Premio della Giuria è andato a Des Hommes et Des Dieux di Xavier Beauvios, mentre il Premio della Giuria a A Screaming Man di Mahamat-Saleh Haroun. Miglior regista Mathieu Amalric per Tournée, e miglior sceneggiatura Lee-Chang dong per Poetry. Queer Palm per il miglior film a tematica GLBT a Kaboom di Gregg Araki.


Per la prima volta Juliette Binoche ha vinto il premio come miglior attrice a Cannes (aveva già vinto a Venezia con Film Blu e a Berlino con Il paziente inglese). Copia Conforme era già in cima ai miei impegni cinematografici questo week end, ma ho dovuto rimandare la visione. La vittoria della favolosa Binoche rende il recupero del film di Kiarostami assolutamente obbligatorio entro il prossimo week end, tra l'altro ricco di uscite imperdibili (The Road), gustose (Sex & The City 2) e possibilità di interessanti seconde visioni (The Last Station). Il palmarès di Juliette si arricchisce così di un altro riconoscimento importantissimo che va ad aggiungersi all'Oscar e al Bafta conquistati per Il paziente inglese e al Caesar vinto per L'ussaro sul tetto.

Quanto al miglior attore, la vittoria di Elio Germano ex-aequo con Javier Bardem non può che gonfiare d'orgoglio e riempire di gioia. E speriamo che spinga il pubblico italiano ad andare a vedere il bel film di Luchetti. Nel discorso di ringraziamento Elio ha detto: "I nostri governanti accusano sempre il cinema di parlare male del paese, così dedico il premio agli italiani che fanno di tutto per rendere l'Italia un paese migliore nonostante la sua classe dirigente". Chapeau.

venerdì 21 maggio 2010

Cannes goes on: "Fair Game", Ken Loach e altri


Applausi e consensi per Fair Game. Ropeofsilicon.com prevede già di vedere il film di Liman nella lista dei dieci candidati al miglior film agli Oscar 2011, assieme al nome di Naomi Watts nella categoria miglior attrice (eccellente insieme al coprotagonista Sean Penn). Per The Hollywood Reporter il film cerca di evitare il trattato politico ma cade nella retorica e, secondo il New York Times, sfocia in una seconda parte troppo melodrammatica. Ma è senza dubbio un thriller politico rispettoso ed intelligente, come scrive Variety, un film di intrattenimento serio che si inserisce sulla scia di Green Zone nell'attaccare la politica dell'amministrazione Bush riguardo alla guerra in Iraq.

Anche Route Irish di Ken Loach è stato accolto favorevolmente. Il regista inglese palma d'oro nel 2006 per Il vento che accarezza l'erba abbandona i toni leggeri de Il mio amico Eric e realizza un teso thriller politico sulle atrocità e sulle ferite del conflitto in Iraq.


Un serio contendente alla palma d'oro sembra essere il film francese Des Hommes et des Dieux di Xavier Beauvios: in un monastero in Algeria nel 1996 otto monaci convivono pacificamente con gli abitanti musulmani di un vicino villaggio, ma vengono attaccati da un gruppo di fondamentalisti islamici. Metodico nel descrivere nella prima parte la vita nel monastero, il film diventa intenso ed appassionato nel racconto del martirio finale.

Infine grande entusiasmo ha suscitato la proiezione fuori concorso di Carlos di Olivier Assayas, film-fiume (quasi 6 ore) incentrato sulla storia del rivoluzionario venezuelano Ilich Ramirez Sanchez tra gli anni '70 ed '80. Un affresco spettacolare e coinvolgente, oltre che psicologicamente dettagliato, secondo Variety, in cui Assayas dimostra ancora una volta la sua straordinaria bravura. Prodotto per la televisione francese e suddiviso in tre episodi, il film dovrebbe anche uscire al cinema in una versione di due ore e mezza di durata.

giovedì 20 maggio 2010

Italiani a Cannes: "La nostra vita"


"Terribilmente urlato e poco convincente" è la lapidaria stroncatura di Variety. Molto meno sbrigativo, invece, The Hollywood Reporter secondo cui "il pubblico internazionale (e, aggiungo io, anche la critica) difficilmente potrà comprendere con quanta precisione Daniele Luchetti ha dipinto l'Italia contemporanea". Luchetti ha realizzato "un dramma intelligente che usa il proletariato per rappresentare lo stato delle cose in una scala più vasta".
Unanime invece la critica italiana nel sottolineare l'importanza e la bellezza de La nostra vita, da venerdì 21 nelle sale. Su loudvision.it potete leggere la mia recensione e l'intervista a Daniele Luchetti in occasione della conferenza stampa tenuta a Roma prima della partenza per Cannes.




Beautiful Italians a Cannes
In basso Elio Germano, Isabella Ragonese, Raul Bova e Stefania Montorsi sulla Croisette.


Beautiful people (3): Watts a Cannes


Aveva già calcato la Croisette sabato scorso per la prima mondiale del film di Woody Allen. Oggi è ritornata sotto i riflettori per Fair Game, thriller politico di Doug Liman ispirato alle memorie dell'agente Cia Valerie Plame e alla bufera che colpì la sua famiglia sotto l'amministrazione Bush negli anni della guerra in Iraq (il marito, l'ex ambasciatore Joseph Wilson, aveva smentito l'esistenza delle armi di distruzione di massa in Iraq. Per distogliere l'attenzione della stampa dalle sue rivelazioni, la Casa Bianca rivelò l'identità di ex agente Cia della moglie, gettando la famiglia nello scandalo). E' l'unico film americano del concorso, in gara oggi insieme all'unico titolo italiano, La nostra vita, e a Route Irish di Ken Loach. Per le reazioni della critica a questi attesissimi film rimando ai prossimi post. Godetevi nel frattempo queste immagini di Naomi Watts, futura interprete di una cine-biografia su Marilyn Monroe (ma non doveva essere Michelle Williams?).

Love Dame Mirren


E' il primo dei quattro (o cinque!) film starring Dame Helen Mirren in uscita quest'anno. Tratto da una storia vera, in Love Ranch la Mirren interpreta il ruolo di una maitresse che gestisce insieme al marito (Joe Pesci) il primo bordello legalizzato degli Stati Uniti (siamo nel 1971), il Mustang Ranch in Nevada. Dirige il marito dell'attrice Taylor Hackford, autore di Ufficiale e gentiluomo e, soprattutto, del bellissimo L'ultima eclisse. L'uscita è prevista in America per quest'estate (dopo un anno di disavventure distributive) e, anche se non c'è ancora un trailer ufficiale, è stato reso noto il poster che cattura perfettamente l'atmosfera anni settanta sexy ed eccentrica. Tra l'autunno e la stagione natalizia vedremo Helen Mirren anche nel dramma spionistico sul Mossad The Debt di John Madden, nell'atteso The Tempest di Julie Taymor in cui è Prospero in versione femminile e in ruoli di supporto nel noir Brighton Rock tratto da Graham Greene e nella action comedy Red con Willis, Freeman e Malkovich.


Nell'attesa ci si può consolare con l'uscita italiana di The Last Station (28 maggio), presentato al Festival di Roma ad ottobre e già uscito più o meno in tutto il pianeta. Per la sua torreggiante interpretazione della contessa Sophja la Mirren ha ottenuto la sua quarta nomination agli Oscar. Qualcosa mi dice che il prossimo anno arriverà a quota cinque. La mia recensione è al link:
http://best-actress-confidential.blogspot.com/2009/10/last-station.html

mercoledì 19 maggio 2010

Retrospettiva Blanchett, closing titles


Della sua nutrita filmografia mi mancano ancora da vedere il dramma bellico Paradise Road, il fallimentare western The Missing (quando si dice "mettersi alla prova in tutti i generi a disposizione") e il pastiche Le avventure acquatiche di Steve Zissou. Titoli – credo – sorvolabili in quanto ad importanza nella carriera della diva. Non sono riuscito a rivedere invece Falso tracciato (se ho buona memoria notevolissima commedia con interpreti affiatati: Thornton, Cusack, Jolie), L’uomo che pianse (irrisolto melo’ che spreca un buon cast: Depp, Ricci, Turturro) e i dimenticabili Charlotte Grey (re-union Armstrong/Blanchett) e The Shipping News (Hallstrom al suo peggio, meramente illustrativo). Dichiaro quindi conclusa la mia retrospettiva sulla Blanchett.
A giochi fatti le mie cinque interpretazioni preferite sono le seguenti. E le vostre?

1. Diario di uno scandalo
2. I'm not there
3. Bandits
4. Heaven
5. The Gift

Alla prossima retrospettiva!

Miscellaneous Cate: Babel, Ripley, The Gift e altri


Babel (2006)
Nel mosaico caleidoscopico di Inarritu il segmento in Marocco con le star hollywoodiane Cate Blanchett e Brad Pitt è il meno incisivo, anche se il regista si sforza di sottrarre ogni allure divistica dalla loro immagine. Cate è comunque in uno stato di grazia (il 2006 è anche l’anno di Intrigo a Berlino e Notes) e la sua dolente figura di moglie occidentale insoddisfatta, infelice e letteralmente ferita a morte vale molto di più dell’espressione contrita e delle rughe (finte?) di Brad Pitt. Prove generali di alchimia pre-Benjamin Button.



Little Fish (2005)
Piccolo thriller australiano dall’atmosfera liquida e sospesa. Cate è una credibilissima ex-tossicodipendente in una trama di complessi rapporti familiari ed affettivi. Interessante e molto ben interpretato, ma il finale delude non poco.


The Gift (2000)
E’ il primo titolo in cui ho davvero apprezzato il talento dell’attrice australiana. Horror psicologico senza effettismi e colpi bassi, ambientato nel torrido e sonnolento sud e con una bella galleria di personaggi (su tutti il disturbatissimo Giovanni Ribisi, che tornerà a far splendida coppia con la Blanchett in Heaven). Nel ruolo della sensitiva Annie, Cate vibra di (in)credibile terrore per il suo dono esoterico e per il crudele maschilismo di una comunità che la taccia di stregoneria ma ricorre a lei per curare i suoi mali. Annie è strumento della verità, interpreta i segnali dei sogni e dei tarocchi senza reagire ai soprusi, affronta l’orrore e la cattiveria degli altri a testa bassa ed è l’unico baluardo dell’amore per gli altri e dell’importanza dell’ascolto e della comprensione in un mondo dominato dalla violenza.


Il talento di Mr Ripley (1999)
Noir d’annata con cast da capogiro: Matt Damon luciferino e dannato, Jude Law irresistibile e magnetico, Philip Seymour Hoffman strepitoso, Gwyneth Paltrow dolce e patetica. La Meredith di Cate Blanchett, frivola e spensierata ragazza americana di buona famiglia in libera uscita nel belpaese, è il comic relief di questo soleggiato e cartolinesco incubo italiano diretto da Anthony Minghella. In poche sequenze l’attrice schizza un bellissimo ritratto e ruba la scena alla Paltrow, costretta nel tragico (e scontato) ruolo della fidanzata abbandonata. Pagine di grande cinema: l’inizio con la ninna nanna per Caino intonata da Sinead O’ Connor; l’omicidio di Dickie in mezzo al mare sotto la luce accecante del sole; il tesissimo dialogo tra il sospettoso Freddie Miles e Tom Ripley nell’appartamento di Dickie a Roma; il finale senza speranza.


Oscar e Lucinda (1997)
In perfetta sintonia con l’altrettanto pallido ed intenso Ralph Fiennes, Cate è Lucinda, un’indipendente e scandalosa ereditiera con la mania del gioco d’azzardo, il gusto per gli affari e il sogno di costruire una chiesa di vetro. Primo ruolo da protagonista: Cate è radiosa ed attrice già matura. Bei paesaggi e una sensibilità tutta femminile dietro la macchina da presa (Gillian Armstrong, autrice del delicato Piccole donne con Winona Ryder)

Beautiful people (2): Juliette Binoche


Madrina del Festival ed interprete di Copia Conforme, Juliette Binoche splende sulla Croisette. Il film di Kiarostami è piaciuto moltissimo e sembra in pole position per la palma d'oro, appena dietro a Another Year di Mike Leigh (mentre Biutiful stazionerebbe in terza posizione: molti hanno criticato l'eccessiva drammaticità del film, parlando addirittura di "inesorabile ponografia della miseria"). Quale migliore occasione per celebrare il fascino unico ed eterno della diva francese con una galleria delle sue performance più famose?













Nell'ordine: Copia conforme (2010), Complicità e sospetti (Breaking and Entering, 2006), Caché - Niente da nascondere (2005), Chocolat (2000), Storie - Code Unknown (2000), Alice e Martin (1999), Il paziente inglese (1996), L'ussaro sul tetto (1995), Film Blu (1993), Il danno (1992), Gli amanti del Pont Neuf (1991), L'insostenibile leggerezza dell'essere (1988).
Qual'è la vostra Binoche del cuore?

martedì 18 maggio 2010

Beautiful people a Cannes


Ryan Gosling e Michelle Williams sotto i flash dei fotografi.

Cannes decolla con Binoche e Bardem


Bertrand Tavernier non convince nessuno con la sua Princess of Montpensier. Piace parecchio A Screaming Man del regista africano Mahamat-Saleh Harou, già autore del premiato Daratt nel 2006. Non delude ma non entusiasma il Takeshi Kitano di Outrage, che segna un ritorno all'action violento e sanguinoso per il maestro nipponico. Fuori concorso diverte il provocatorio Kaboom di Greg Araki con i suoi toni surreali e parodistici mentre contrastanti sono le reazioni per Tamara Drewe di Stephen Frears: uno sguardo sulla campagna inglese fresco, sensuale, cinico ed irriverente per alcuni, spuntato ed inconsistente per altri.

In uscita nelle sale italiane venerdì prossimo, oggi è stato presentato Copia Conforme di Abbas Kiarostami con Juliette Binoche. Per Guy Lodge di incontention.com un capolavoro con una sublime prova d'attrice; per tutti gli altri un esercizio di stile suggestivo ed affascinante. Girato in Toscana, è la storia dell'incontro tra una donna e uno scrittore che ha pubblicato un saggio sul rapporto tra i concetti di originale e copia nell'arte. Si innamorano e decidono di giocare a marito e moglie, ma i confini tra realtà e finzione iniziano a confondersi e il film si trasforma sotto gli occhi degli spettatori in un puzzle ambiguo e carico di interrogativi.


Se finora l'unico serio candidato alla palma d'oro sembrerebbe Another Year di Mike Leigh ( in lizza anche per la miglior attrice Leslie Manville), Biutiful di Inarritu ha suscitato molti consensi e gode di un notevole supporto critico soprattutto per l'interpretazione di Javier Bardem. Qualcuno ha parlato non solo della palma come miglior attore, ma anche di una probabile candidatura ai prossimi Oscar. Per la prima volta orfano dello sceneggiatore Guillermo Arriaga, Inarritu abbandona il mosaico corale delle pellicole precedenti e costruisce il film intorno al protagonista Bardem nel ruolo di un padre malato di cancro costretto ad affrontare tragedie e miserie di ogni tipo. Angoscia e lacrime assicurate.


Sono arrivati sulla croisette anche Michelle Williams e Ryan Gosling interpreti del film indipendente Blue Valentine, drammatica autopsia di un amore. Spero di postare al più presto qualche immagine dei due paparazzatissimi attori. Le voci di corridoio confermano il clamore già suscitato al Sundance: Williams e Gosling sono "devastanti" e il film merita tutta la pubblicità che sta ricevendo. La pellicola è stata acquistata dai fratelli Weinstein ed uscirà in America il 31 dicembre, giusto in tempo per concorrere agli Oscar. Ma credo che, visto l'entusiasmo della critica, l'uscita potrebbe essere anticipata.

E i film italiani? Dopo il successo di Draquila di Sabina Guzzanti (quinto posto al box office questa settimana, davvero un ottimo risultato per un documentario), giovedì sarà la volta di La nostra vita. Dita incrociate per Elio Germano come miglior attore.

It's not the cheating, it's the hunger


"I think I understand your feelings about this book. I used to have some problems with it myself. When I read it in grad school Madame Bovary just seemed like a fool. She marries the wrong man, makes one foolish mistake after another. But when I read it this time I just fell in love with her. She's trapped. But she has a choice: she can even accept a life of misery or she can struggle against it. And she chooses to struggle".

"Some struggle... up in the bed with every guy who says - Hallo?"

"Oh, she fails in the end but there's something beautiful and even heroic in her rebellion. My professor would kill me for even thinking this but... in her own strange way Emma Bovary is a feminist".

"Oh that's nice. So now cheating on your husband makes you a feminist?"

"No, no, no... It's not the cheating, it's the hunger. The hunger for an alternative. And the refusal to accept a life of unhappiness".

Sarah Pierce (Kate Winslet) e la vicina di casa Mary Ann all'incontro letterario su Madame Bovary in Little Children di Todd Field.

Inception poster e trailer


E' il film più atteso dell'anno. Inception di Christopher Nolan esce in America il 16 luglio e in tutto il mondo tra luglio ed agosto. Solo in Italia bisogna aspettare fino al 3 settembre. Per Leonardo Di Caprio un altro grande ruolo, dopo Shutter Island. Molto glamour e scintillante il resto del cast: Marion Cotillard, Ellen Page, Joseph Gordon-Levitt, Cillian Murphy, Michael Caine, Ken Watanabe. Bellissimi i trailer che circolano in rete. Take a look.
http://www.youtube.com/watch?v=SZwNtUe7ynM&feature=related

lunedì 17 maggio 2010

Ascesa e regno di Elizabeth


Nascita e consacrazione di una star. Il primo Elizabeth è, tutto sommato, uno spettacolo decoroso: la grandeur di Shekhar Kapur è ancora piuttosto a freno e la performance di Cate Blanchett ha una luminosa freschezza e una regale dignità. Allora semi-sconosciuta, ma con all'attivo titoli come Paradise Road e Oscar e Lucinda, la Blanchett rivela la stoffa dell'interprete consumata già pienamente consapevole dei propri mezzi. Il suo nobile pallore e il primo piano che chiude il film sono memorabili. Il senso del dramma di Kapur è smisurato (e non è un bene) ma l'intreccio di cupezza, ferocia shakespeariana, rielaborazione romanzesca e aspirazioni artistiche ha un che di decadente cui si cede volentieri (e alcune soluzioni visive sono molto belle: l'annunciazione ai piedi del grande albero e l'incoronazione vibrano di un ispirato pittoricismo). Purtroppo i cattivi sono troppo "cattivi": la tormentata Mary Tudor di Kathy Burke è francamente terribile e Christopher Eccleston non è da meno.


Altro problema è Joseph Fiennes, sempre in zona Shakespeare in Love: con i suoi occhioni dolci è facile in alcuni momenti fare confusione col film di John Madden. Nell'articolazione della storia d'amore il film fa acqua da tutte le parti, e la stessa scarsa credibilità si riscontra anche nel rapporto con l'avventuriero Clive Owen in Elizabeth - The Golden Age (rapporto reso ancora più romanzato dal triangolo con la dama di corte Abbie Cornish). Un'alchimia poco convincente dovuta alla freddezza regale dell'immagine proiettata dall'attrice e all'eccessivo spazio riservato all'elemento sentimentale e melodrammatico rispetto alla ricostruzione storiografica.


Nel secondo Elizabeth, nove anni dopo, la Blanchett troneggia da vera regina della scena, tratteggiando un ritratto a tutto tondo in cui le è permesso di cavalcare tutte le emozioni umane possibili ed immaginabili. Fin troppo, verrebbe da dire. Nel corso dello stesso film è sovrana, amante infelice, guerriera e altro ancora. I poveri comprimari Rush e Owen sono praticamente soffocati dallo spazio concesso alla star. La scena in cui Cate urla contro l'ambasciatore spagnolo "Io posso anche comandare il vento! C'è un uragano dentro di me che raderà al suolo la Spagna se solo oserete sfidarmi!" è davvero potente, degna di Bette Davis o Katharine Hepburn, una clip destinata a comparire in tutti i futuri slideshow celebrativi dell'attrice. Ma nel complesso il ritratto della regina è così variegato e multiforme da risultare, per assurdo, poco incisivo. Nel piccolissimo ruolo di Maria Stuarda Samantha Morton è molto più convincente e finisce con rubare la scena praticamente senza fare nulla. Il momento della decapitazione è il più bello e drammatico del film: l'immobile intensità della Morton, la sua sottiile perversione sono elettrizzanti e funzionano molto di più del dimenarsi della Blanchett richiesto dalle innumerevoli trasformazioni dello script.


Ma non è l'unica nota dolente del film. Shekhar Kapur non andava per il sottile nemmeno nel primo Elizabeth, ma qui si lascia davvero prendere la mano dai toni cupi e foschi, dalla musica roboante, dall'insistenza con cui rotea con la macchina da presa intorno alla diva (troppo attento a registrare ogni suo cambiamento di espressione), da un pittoricismo stucchevole, da un gusto discutibile per le inquadrature bizzarre, gli estenuanti fuori fuoco ed altri effetti che fanno tanto "film artistico". Ma ancor di più il film fallisce nella rappresentazione dei due aspetti della vita della regina, quello pubblico e quello privato, che restano giustapposti senza mai fondersi in modo organico. Ne esce un fumettone cinquecentesco, sfarzoso, volgare, gratuitamente truculento. Una soap opera hollywoodiana imparruccata, in cui ogni inquadratura, ogni momento di sfrenato barocchismo è una glorificazione dell'attrice protagonista.


E forse è proprio questa la giusta modalità di approccio ad un (brutto) film come Elizabeth 2 (La vendetta?): più che un film, uno showcase per la Blanchett, un'occasione per lei di risplendere e per noi spettatori di vedere il suo ormai riconosciuto e universalmente consacrato mestiere all'opera.

Voto: 5 (6 Elizabeth e 4 Elizabeth - The Golden Age)

domenica 16 maggio 2010

Running with Annette


Annette Bening in Correndo con le forbici in mano. Delirante, esilarante, intensa e tagliente come una lama nel ruolo di Deirdre Borroughs, adorabile madre snaturata del piccolo Augustin. Anche Annette meriterebbe una retrospettiva dei suoi personaggi memorabili: Rischiose abitudini, American Beauty, La diva Julia, Running with Scissors. In attesa di Mother and child e The Kids are all right.

Cannes 2010: Stone, Allen e Leigh


Cannes scorre senza grandi entusiasmi: sarà difficile trovare quest'anno capolavori come Un profeta e Il nastro bianco? Dopo che Robin Hood non è stato (del tutto) massacrato dalla critica come sarebbe stato lecito aspettarsi, venerdì scorso è stata la giornata di Wall Street Money Never Sleeps (fuori concorso), accolto piuttosto positivamente. In uscita in America il 24 settembre e in italia il 15 ottobre, il film intrattiene per oltre due ore con una trama, a quanto pare, complessa, gonfia di filoni e personaggi a volte non pienamente sviluppati (come scrive IndieWire). Ma diverte e tiene incollati alla poltrona nella sua spirale di avidità e perfidia anche grazie al cast all stars: Michael Douglas, Shia Labeouf, Josh Brolin, Carey Mulligan e Susan Sarandon (che sembra ricalchi il ruolo di Amabili Resti...). Gelido invece Guy Lodge di Incontention, secondo cui il film ricicla il plot del primo episodio aggiornandolo 23 anni dopo ed è terribilmente appesantito da facili simbolismi visivi (oltre ad avere uno sguardo disinteressato sui personaggi femminili, lasciati privi di coerenza/credibilità psicologica).


Josh Brolin è il protagonista anche dell'ultimo film di Woody Allen You Will Meet A Tall Dark Stranger, assieme a Naomi Watts (il 2010 si prospetta un grande anno per lei: è protagonista anche di Mother and Child e Fair Game), Anthony Hopkins e Javier Bardem. Reazioni della critica? Nessuno si azzarda ormai a stroncare Woody Allen, ci si mantiene su posizioni di rispetto e cortesia che nascondono freddezza e disappunto: un Allen "di servizio" (Hollywood Reporter) con un Josh Brolin poco convincente nel ruolo di intellettuale nevrotico (alla Woody Allen), uno stile che ritorna alla coralità delle opere di fine anni '80 (Vanity Fair) e un plot che si diverte a giocare con i personaggi ma non riesce a renderli attraenti per il pubblico. Quanto a Naomi Watts, aspettiamo di vederla in Fair Game: voci di corridoio dicono sia la performance della sua carriera.


Infine ieri è stato accolto da una calorosa ovazione Another Year di Mike Leigh (La felicità porta fortuna) che si candida alla palma d'oro per il miglior film e la strepitosa interpretazione femminile di Leslie Manville (nel cast anche Jim Broadbent e Imelda Staunton). Tra farsa, dramma e satira sociale, con meravigliosi momenti comici e un'inarrestabile malinconia, un'altra umanissima commedia familiare imperdibile per l'autore di Segreti e bugie.

sabato 15 maggio 2010

Giorno di riposo con Kate e Patrick


Giorno di riposo. Domani in arrivo news dal Festival di Cannes sui film di Oliver Stone, Woody Allen e Mike Leigh. La rassegna su Cate Blanchett prosegue con gli ultimi post sul ruolo che l'ha resa famosa e consacrata star, Elizabeth, e sulla miriade di altri film che non ho finora affrontato: Little Fish, Mr Ripley, The Gift, Oscar & Lucinda, Babel...
In programma nei prossimi giorni anche Correndo con le forbici in mano, rivisto di recente, con una favolosa Annette Bening (nelle prossime settimane salirà la febbre per The Kids Are All Right) e Il mondo secondo Garp, esordio al cinema della mia amata Glenn Close.
Finalmente oggi ho visto Little Children, con l'altra grande Kate (Winslet, nella foto con Patrick Wilson). Bel film, grandi interpretazioni, regia eccellente. Devo solo decidere se dedicare un post al film di Todd Field o inaugurare al più presto una rassegna dedicata alla Winslet, non appena quella della Blanchett sarà terminata. Voi cosa ne pensate?

venerdì 14 maggio 2010

Adam dei miracoli

Uscito in America l'estate scorsa arriva in sordina questo week end nei cinema italiani Adam di Max Mayer, una piccola, delicata commedia sulla storia d'amore tra Beth (la Rose Byrne di Damages) e il giovane Adam (Hugh Dancy, già visto in Savage Grace, qui davvero molto bravo), affetto da sindrome di Asperger. Film tanto gradevole nei toni, soprattutto grazie ai due interpreti, quanto esile nella sceneggiatura e piatto nella regia. Ma Dancy e Byrne valgono il prezzo del biglietto. La mia recensione è su Loudvision al link:
http://www.loudvision.it/cinema-film-adam--1042.html