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martedì 19 marzo 2013

Dove eravamo rimasti



          Some things we lost in the middle (a brief walk through the last three years)

Dal 2010 al 2012 gli Oscar hanno visto trionfare i gradevoli ma normativi The King's Speech, The Artist e Argo, ma scelte decisamente migliori sarebbero state The Social Network, The Tree of Life e Zero Dark Thirty
Annette Bening è rimasta per la quarta volta a bocca asciutta ma almeno la prova di Nathalie Portman  nel turbinoso Black Swan era davvero eccezionale (anche per merito del buon Darren).


L'immarcescibile Meryl Streep si è finalmente portata a casa il tanto sospirato terzo Oscar per una grande performance, certo, ma imprigionata in un film tremendo. E, la povera Glenn Close col suo dolente Albert Nobbs è arrivata ad eguagliare il record di Deborah Kerr e Thelma Ritter: sei nomination e zero statuette.
Ancor peggio è andata a Julianne Moore, adorabile troublemaker in The Kids Are All Right, alla metafisica Tilda Swinton di We Need To Talk About Kevin, a Charlize Theron, affilata e geniale in Young Adult, all'aspra, fiera Marion Cotillard di Rust and Bone e alla sublime Rachel Weisz di The Deep Blue Sea: tutte performance eccezionali, ignobilmente snobbate.
Nel frattempo la divina Cate Blanchett si è rinchiusa nel teatro di Sidney ed ha diradato le sue apparizioni sullo schermo. Ma presto la vedremo nei nuovi film di Woody Allen e George Clooney.


Nicole Kidman, dopo aver inanellato una serie sterminata di flop, è tornata a rifulgere prima in Rabbit Hole e poi nello sfrontato, oltraggioso e dannatamente divertente The Paperboy.
Carey Mulligan ha confermato il suo talento drammatico in Shame e Drive e quest'anno l'attendiamo al varco de Il Grande Gatsby e del nuovo film dei Coen.
Jennifer Lawrence è deflagrata, prima al box office con The Hunger Games e poi agli Oscar col sopravvalutatissimo Silver Linings Playbook, scippando la statuetta alle ben più meritevoli Emmanuelle Riva e Jessica Chastain.


La Chastain è infatti la vera rivelazione degli ultimi due anni ma la più brava tra le nuove leve resta ancora Michelle Williams: da Blue Valentine a Meek's Cutoff, da My Week with Marylin a Take This Waltz, nessuna riesce ad essere così intensa e naturale, senza affettazioni o manierismi.
Blue Valentine è uno dei cult movie del decennio ed ha definitivamente lanciato Ryan Gosling nella stratosfera. Posto che condivide con Michael Fassbender, immenso in Shame e Jane Eyre e unica vera ragione per addentrarsi in Prometheus.


E i film? Bellissime sorprese sono state il delicato Beginners col terzetto McGregor-Laurent-Plummer, l'irriverente Bridesmaids (sorprendente, malinconico film sulla depressione abilmente mascherato da commedia) e, da poco uscito anche in Italia, il bellissimo The Perks Of Being A Wallflower (Noi siamo infinito). E i capolavori assoluti The Tree of Life, A Separation, Amour, Moonrise Kingdom e la prima metà di The Master. Ma il mio cuore ha battuto soprattutto per il crudele ritratto di Young Adult, la discesa agli inferi di Shame e il romanticismo tempestoso di Jane Eyre, il lancinante melo' Rust and Bone con la memorabile coppia Cotillard-Schonaerts e i cromatismi psicologici di Take This Waltz.

Quanto alla tv, la ferale Patty Hewes di Glenn Close ci ha definitivamente lasciati con la chiusura di Damages, le crinoline british di Downton Abbey hanno fatto il pieno di ascolti e gli intrecci psico-fanta-spio-politici di Homeland hanno conquistato tutti i premi possibili. E meritatamente, perché si tratta di una delle serie migliori dello schermo anche grazie alle prove di Claire Danes e Damian Lewis.


Kate Winslet si è tenuta in disparte dopo l'Oscar per The Reader ma non prima di aver fatto i fuochi d'artificio con Mildred Pierce, miniserie capolavoro diretto dal genio di Todd Haynes, in cui dà  ulteriormente prova della sua generosità senza limiti. E Julianne Moore ha finalmente agganciato il ruolo giusto, Sarah Palin in Game Change, per raggranellare i primi premi importanti (Emmy, SAG e Golden Globe) dopo  20 anni di carriera. L'Oscar non dovrebbe essere tanto lontano.


Best Actress Confidential is back.

martedì 13 aprile 2010

Meryl Streep membro onorario dell'Accademia di Arte e Lettere


The Academy of Arts and Letters è un'istituzione simbolo della cultura artistica americana musicale e letteraria. Fra i suoi membri vanta personalità del calibro di Philip Glass, Frank Gehry, Toni Morrison, Sam Shepard e Philip Roth. Come scrive Guy Lodge su Incontention.it, entrare a far parte dell' Accademia significa essere riconosciuti "fra le menti creative più importanti e stimate del paese" (e quindi del pianeta). Nessun attore ha mai ottenuto tale riconoscimento speciale fino ad oggi: Meryl Streep è la prima artista a venire eletta membro onorario di questa istituzione per i traguardi raggiunti nel campo della recitazione. Prima di lei un simile riconoscimento è stato assegnato solo ad altri due esponenti del mondo del cinema, Martin Scorsese e Woody Allen. Non so se rendo bene l'idea. Il presidente dell'Accademia, il poeta J.D. Clatchy, ha definito il lavoro della Streep straordinario "per intuito, profondità e virtuosismo". Congratulazioni Meryl, questo premio è meglio di qualsiasi Oscar.

mercoledì 17 marzo 2010

Meryl regina della commedia


Infallibile Meryl Streep. Ormai non sbaglia più un colpo. Anche se le capita di finire in un film mediocre (vedi Mamma Mia!) riesce comunque a risollevarlo con la sua carismatica presenza e la sua incontenibile energia. Non possiamo che augurarci che questa stagione divina continui ancora a lungo. Dopo il successo in America (108 milioni di dollari d'incasso), arriva finalmente sui nostri schermi la deliziosa commedia di Nancy Meyers E' complicato, con un Alec Baldwin in forma smagliante ed un tenerissimo Steve Martin.


La mia recensione è su Loudvision al link:
http://www.loudvision.it/cinema-film-e-complicato--983.html

Venerdì 19 escono anche il capolavoro di Jacques Audiard Il Profeta e l'affascinante Io sono l'amore di Luca Guadagnino con Tilda Swinton. Tre film da non perdere.

domenica 14 marzo 2010

First look at Oscar 2010: chi vincerà come migliore attrice?


Sipario calato sugli Oscar 2009. A giochi fatti, i pronostici della vigilia sono stati ampiamente rispettati, tra conferme e (cocenti) delusioni. Per fortuna non è mai troppo presto per voltare pagina ed iniziare a dare uno sguardo alle possibili contendenti alla statuetta di migliore attrice per il prossimo anno.

Al Sundance sono state viste alcune performance su cui c'è già oscar buzz (non dimentichiamo che le voci di una probabile candidatura per Carey Mulligan e Gabby Sidibe partirono proprio dal Sundance): sto parlando naturalmente di Annette Bening e Julianne Moore, lesbo-mamme in The Kids are all rigt. Il film è una commedia (o un dramedy, come è stato definito) e la Focus Features ha pianificato un'uscita estiva, elementi che giocano a sfavore in vista di una campagna per gli Oscar. Ma le due attrici sono entrambe eccellenti, non hanno mai vinto e pare che si dividano perfettamente la scena. In che modo la Focus deciderà di promuoverle per gli Oscar? Bening e Moore saranno sostenute entrambe come attrici protagoniste alla Thelma & Louise o, per evitare la concorrenza interna e la divisione dei voti, una delle due sarà pubblicizzata come non protagonista?


Annette Bening ha un altro film importante in uscita il 7 maggio, Mother and Child, di Rodrigo Garcia. Anche se l'accoglienza sia a Toronto che al Sundance è stata piuttosto fredda, i critici hanno elogiato il terzetto di interpreti: Bening, Watts e Samuel L. Jackson. La Bening potrebbe essere candidata come protagonista (di conseguenza sarebbe lei a slittare nella categoria supporting per The Kids) e Naomi Watts come non protagonista (e sarebbe la sua seconda nomination dopo quella per 21 Grammi nel 2003 e l'incredibile snub per Mulholland Drive). Anche in questo caso, l'uscita primaverile potrebbe giocare a sfavore: i membri dell'Academy hanno la memoria corta...


Le altre due performance che hanno sollevato applausi scroscianti e voci di nominations al Sundance sono quelle di Jennifer Lawrence (già vista in The Burning Plain) per Winter's Bone e Michelle Williams per Blue Valentine. Soprattutto per la Lawrence si parla di uno star-making turn impossibile da ignorare. La strategia distributiva sarà ad ogni modo determinante.


Un paio di altri titoli in uscita non prima dell'auGrassettotunno hanno superato i primi screen text facendo già parlare di candidature all'Oscar per le sue interpreti. Hilary Swank (l'attrice più sopravvalutata della storia) potrebbe tornare vendicativa dopo il fiasco clamoroso di Amelia e strappare una terza nomination per Betty Anne Waters, storia di una working mother che comincia a studiare legge per poter difendere il fratello ingiustamente accusato di omicidio. Sarebbe un incubo: la Swank che vince il suo terzo Oscar è mille volte peggio della Bullock che ne vince uno. L'altro film già passato attraverso i temibili screen text è Love and Other Drugs di Edward Zwick con Anne Hathaway e Jake Gyllenhaal. A due anni di distanza da Rachel Getting Married il film potrebbe segnare il ritorno agli Oscar per la Hathaway nel ruolo di una donna colpita dal morbo di Parkinson.


Dopo una sfortunatissima sequenza di titoli rivelatisi sonori flop (la sua ultima interpretazione davvero bella risale al 2007 con Il matrimonio di mia sorella) Nicole Kidman dovrebbe tornare a risplendere nelle mani di James Cameron Mitchell (Shortbus, Hedwig) come protagonista dell'atteso Rabbit Hole. In coppia con Aaron Eckart, Kidman promette scintille. Altro film d'autore di cui si fa già un gran parlare è Black Swan dell'acclamato Darren Aronofski: Nathalie Portman (e chissà, magari anche Winona Ryder come non protagonista) potrebbe essere una probabile contendente alla statuetta di migliore attrice se il film dovesse confermare le attese.


Qualcuno sostiene che Carey Mulligan potrebbe già avere delle buone chance con Never Let Me Go, uno dei suoi film in uscita quest'anno. Ma mi sembra troppo presto, a meno che la performance non si riveli davvero eccellente. Molto più agguerrita è Helen Mirren con quattro titoli in uscita: The Debt di John Madden, The Tempest di Julie Taymor (rielaborazione de La Tempesta di Shakespeare in cui è un'ipnotica Prospera), Love Ranch diretto dal marito Taylor Hackford e Brighton Rock (con la Mulligan). C'è di che pentirsi per averla nominata nel 2009 per The Last Station. Le probabilità che torni in gara anche il prossimo anno sono molto altissime.

E ancora Tilda Swinton per Io sono l'amore e We Need To Talk About Kevin (se dovesse essere pronto in tempo), Keira Knigthley per London Boulevard, Diane Lane per Secretariat, Robin Wright Penn per The Conspirator, Naomi Watts per Fair Game o You Will Meet a Tall Dark Stranger (nuovo film di Woody Allen), Renee Zellweger per My Own Love Song, Marisa Tomei per Cyrus.

Tra le non protagoniste Marion Cotillard per l'attesissimo Inception di Christopher Nolan e Amy Adams per The Fighter sembrano avere già la strada spianata. Ma aspettiamoci una stagione ricca di sorprese, una su tutte Juliette Lewis, che potrebbe tornare alla ribalta con tre film in uscita.

E Meryl Streep? The Ice at the Bottom of the World con Charlize Theron è indicato come in production su imdb, ma potrebbe non essere pronto per la fine dell'anno. Una corsa per gli Oscar senza la Streep? Che noia.

martedì 9 marzo 2010

Primavera a 60 anni


La Meryl Streep-Renaissance, florida stagione di leggerezza e comicità iniziata nel 2006 con Il diavolo veste Prada (ma si potrebbe rintracciare l'inizio di questa primavera già ne Il ladro di orchidee - Adaptation del 2002), continua senza cenni di appannamento con E' complicato, scintillante sophisticated comedy in uscita il 19 marzo. Tra qualche decennio, quando la Streep sarà definitivamente passata alla storia come la più grande attrice di tutti i tempi, questa stagione verrà studiata come il Secondo Rinascimento Comico dell'attrice americana. Per ragioni di sintesi, infatti, si ricorda Il diavolo veste Prada come il film del "passaggio alla commedia" dopo tre decenni di drammi, ma in realtà la Streep aveva già conosciuto (con minore successo) una stagione comica a cavallo fra gli anni '80 e i '90, con film come She Devil e La morte ti fa bella.

Solo adesso, però, l'attrice sembra fare sul serio. Cioè, sembra divertirsi sul serio. Sarà la maturità raggiunta e la gioia dei suoi 60 anni, ma Meryl Streep non è mai stata così bella, sexy e frizzante come in quest'ultimo periodo. E' un piacere guardarla e la sua performance in E' complicato è un'altra imperdibile occasione per vederla all'opera in pieno funny-silly-sexy mood. Tornerò sul film di Nancy Meyers a ridosso dell'uscita nelle sale. Quello che mi preme sottolineare è che si tratta di una performance dello stesso (altissimo) livello di Julie & Julia. Meryl avrebbe potuto essere candidata indifferentemente per l'uno o per l'altro film. E' stupenda in entrambi. In E' complicato è addirittura protagonista assoluta, mentre nel film di Nora Ephron divideva la scena con Amy Adams. La nomination è arrivata per il ruolo di Julia Child perché l'Academy adora premiare il fattore biopic about real people e Meryl è imbattibile quando trasforma voce e corpo per diventare un'altra persona. Ma, se vogliamo, in E' complicato ha modo di sfruttare un range emotivo addirittura più ampio e sfaccettato.

Ok, taglio corto, ma avete già capito dove voglio arrivare. Non è complicato. E' semplicemente assurdo che sia stata di nuovo sconfitta agli Oscar. E resterò di questa idea fino a quando non vedrò Sandra Bullock in The Blind Side.

venerdì 5 marzo 2010

Aspettando gli Oscar (1)


Countdown per la notte delle stelle. Lunedì mattina conosceremo finalmente i vincitori di quest'anno. Nel frattempo Avatar è diventato il film di maggior incasso della storia del cinema (2 miliardi e oltre 500 milioni di dollari l'incasso a livello mondiale, di cui 710 negli Usa, mentre anche in Italia il film di Cameron ha superato Titanic, raggiungendo ad oggi 62 milioni di euro), ma The Hurt Locker resta il favorito sia come miglior film che come miglior regia. Nelle categorie per gli attori i giochi sembrano fatti, anche se non perdo le speranze per il terzo Oscar a Meryl Streep (e per Colin Firth). E c'è grande attesa anche per il miglior film straniero: chi la spunterà fra i Il Nastro Bianco e A Prophete, entrambi capolavori?
Questi i pronostici definitivi delle categorie principali:

Miglior film
Vincerà: The Hurt Locker
Dovrebbe vincere: Avatar
Avrebbe dovuto essere candidato anche: A Single Man (e, sulla fiducia, Bright Star di Jane Campion: quanto ci scommettiamo che è infinitamente più bello di An Education?)

Miglior regia
Vincerà: Kathryn Bigelow
Dovrebbe vincere: Kathryn Bigelow
Avrebbe dovuto essere candidato anche: Joel & Ethan Coen (ma anche Micheal Mann, gli europei Haneke ed Audiard, il debuttante Tom Ford, Jane Campion...)

Miglior attore
Vincerà: Jeff Bridges
Dovrebbe vincere: Colin Firth
Avrebbe dovuto essere candidato anche: Tahar Rahim (Un Prophete), Michael Stuhlbarg (A Serious Man), Joaquin Phoenix (Two Lovers)

Miglior attrice
Vincerà: Sandra Bullock
Dovrebbe vincere: Meryl Streep
Avrebbe dovuto essere candidata anche: Michelle Pfeiffer (Chéri) e Saoirse Ronan (Amabili Resti)

Permettetemi qualche considerazione in più sulla mia categoria preferita. Dispiace non aver ancora visto Precious, anche perché, se non fosse l'anno di Sandra Bullock e se Meryl Streep non fosse meritevole di un terzo Oscar dopo 27 anni di nomination a vuoto (27! ogni commento è superfluo), secondo il parere di molti la statuetta finirebbe nelle mani di Gabourey Sidibe. Attenendomi alle performance che ho potuto vedere finora, devo dire che Carey Mulligan è brava ma non eccezionale e che l'interpretazione di HelenCorsivo Mirren nulla aggiunge al suo prestigio. Al loro posto avrei preferito Michelle Pfeiffer e Saoirse Ronan. Nell'attesa di recuperare anche la Charlotte Gainsbourgh di Antichrist e la Tilda Swinton di Julia (e sperando che la 01 distribuisca presto Bright Star con Abbie Cornish), vi dò appuntamento ai Best Confidential Award le cui nomination saranno rese note nelle prossime settimane.

Miglior attore non protagonista:
Vincerà: Christoph Waltz
Dovrebbe vincere: Christoph Waltz
Avrebbe dovuto essere candidato anche: Anthony Mackie (The Hurt Locker)

Miglior attrice non protagonista
Vincerà: Mo'nique
Dovrebbe vincere: Mo'nique
Avrebbe dovuto essere candidata anche: Julianne Moore (A Single Man) e Marion Cotillard (Nine)

Mo'nique di Precious ha già l'Oscar in tasca. E' impossibile che non vinca. Se non ci fosse stato l'exploit del film di Lee Daniels, chi avrebbe avuto maggiori possibilità di vincere in questa categoria? Forse le attrici di Tra le nuvole, Kendrick e Farmiga, o le muse tarantiniane Laurent e Kruger. Ma ritengo che senza Mo'nique in gara, sarebbe stata Julianne Moore a spuntarla e, giunta alla quinta nomination, avrebbe anche portato a casa l'Oscar (come accadrà quest'anno per Jeff Bridges). Per quanto riguarda la Cotillard, i Weinstein hanno azzerato le sue probabilità di candidatura nel momento in cui l'hanno sostenuta come protagonista e non come supporting role.

Miglior sceneggiatura originale
Vincerà: The Hurt Locker
Dovrebbe vincere: Bastardi senza gloria
Avrebbe dovuto essere candidato anche: Il nastro bianco

Miglior sceneggiatura non originale
Vincerà: Tra le nuvole
Dovrebbe vincere: Tra le nuvole
Avrebbe dovuto essere candidato anche: A Single Man

Per il miglior film straniero non saprei proprio chi tifare, se il gelido splendore austriaco o la sanguinosa odissea carceraria francese. Quanto al film d'animazione, mi vergogno di non avere ancora visto Up, ma sono completamente innamorato di Coraline (ed attendo con ansia The Fantastic Mr Fox, in uscita ad aprile).

E i vostri pronostici quali sono?

giovedì 4 marzo 2010

Se solo...

1979

1982

2009?
Dal 1983 ad oggi le hanno "soffiato" il terzo Oscar Shirley MacLaine, Geraldine Page, Cher, Jodie Foster, Kathy Bates, Susan Sarandon, Gwyneth Paltrow, Hilary Swank, Catherine Zeta-Jones, Helen Mirren e Kate Winslet. Vogliamo davvero aggiungere a questa lista il nome di Sandra Bullock?

mercoledì 3 febbraio 2010

Nominations 2010: the day after


Per la prima volta nella storia degli Academy Awards, i candidati alla categoria di miglior film sono 10 anziché 5. Negli ultimi anni l'esclusione dalla cinquina finale di titoli come Wall E e The Dark Knight aveva sollevato un polverone enorme tale da indurre l'Academy ad ampliare il numero dei contendenti alla statuetta più prestigiosa ed inserire titoli di grosso successo popolare, oltre che critico. Questo allargamento ha permesso l'ingresso nella rosa dei candidati di film più che meritevoli che altrimenti sarebbero rimasti fuori: soprattutto A Serious Man e Up. Non ho visto District 9, ma ne hanno parlato più che bene. E An Education esce venerdì, quindi il giudizio è rinviato soltanto di pochi giorni. Sull'uscita di Precious la distribuzione italiana tace, ma si spera che cavalchi l'onda delle candidature e che il film non finisca nel dimenticatoio come Littel Children o Half Nelson, titoli nominatissimi e da noi mai distribuiti.


Quanto a The Blind Side, sprecare altre parole sarebbe inutile. Ma, considerato come ne parlano in America (vale a dire non benissimo), verrebbe da pensare che se i candidati al miglior film fossero rimasti 5, sarebbe stato molto meglio. Nessuno si sarebbe lamentato di una cinquina composta da Avatar, The Hurt Locker, Bastardi senza gloria, Tra le nuvole e Precious. Voglio dire che allargando il campo, è inevitabile che diventino maggiori le probabilità di prendere abbagli e ritrovarsi con prodotti di qualità scadente. E' sempre successo che nella cinquina finisse un film mediocre. Ora che i film sono dieci, le possibilità di incappare in un titolo mediocre semplicemente si raddoppiano.
Certo è che A Single Man non avrebbe di certo sfigurato. O Bright Star. O addirittura Nemico Pubblico. Ma l'ultimo film di Mann in America non è proprio piaciuto. E quello di Jane Campion è uscito in autunno e i votanti dell'Academy hanno decisamente la memoria corta. Per questo motivo le uscite più importanti sono tutte concentrate in dicembre.


Comunque, giusto per rincarare la dose ed avere un'idea del livello di partecipazione che c'è in America verso The Blind Side, non so se avete recuperato su youtube l'annuncio delle nomination. Ebbene, all'annuncio delle candidature per miglior attrice e miglior film, il nome di Sandra Bullock e il titolo del suo film sono stati accompagnati da applausi e gridolini di soddisfazione (negati a quasi tutti gli altri, a parte qualche - più che sensato - wow! per Christoph Waltz e il film di Tarantino). Sembrerebbe quindi che la Bullock sia riuscita a conquistare anche il sostegno della stampa, oltre l'amore incondizionato del pubblico. Ok, aspettiamo di vedere il film, prima di trarre conclusioni affrettate. Ma Meryl Streep a questo punto rischia di diventare l'attrice più sottovalutata della storia! Nel mio mondo perfetto, Meryl avrebbe già dovuto vincere almeno altre due volte, per I pointi di Madison County ed Il diavolo veste Prada. Di sicuro Julie & Julia non è la sua performance migliore ma, se vincesse la Bullock, sarebbe la dodicesima volta di fila che Meryl va a casa a mani vuote. E l'anno scorso l'Academy si è preoccupata di dare l'Oscar alla Winslet che era appena alla sesta nomination...


L'altro boccone amaro che proprio non va giù riguarda la categoria di miglior non attrice protagonista. Parliamo di Nine: massacrato (spesso gratuitamente) dalla critica ed ignorato dal pubblico, è riuscito comunque a raggranellare un po' di candidature. Il problema è che l'Academy ha nominato l'attrice sbagliata. Chiunque abbia visto il film sa di cosa parlo: Penelope Cruz è sexy e divertente ma Marion Cotillard è semplicemente stupenda. Non solo il suo ruolo è molto più bello, intenso ed importante, ma la Cotillard canta anche come una vera performer di musical. Peccato che l'Academy sia stata così pigra da non spostare i propri voti dall'una all'altra. Marion quest'anno aveva dalla sua parte anche la bellissima prova in Nemico pubblico. Snobbata due volte.


Quanto a Julianne Moore, credo che la sua interpretazione in A Single Man sia troppo complessa e sottile per gli standard dell'Academy, oltre che troppo breve. In termini di screentime, a ben guardare, si tratta di una piccola parte (sebbene lo scarso minutaggio non abbia impedito all'Academy di premiare Judi Dench per la sua apparizione di 9 minuti in Shakespeare in Love nel 1998). Tutti questi fattori hanno influito, assieme al calo di interesse verso il film di Tom Ford e all'aumentare dei consensi per Crazy Heart con Jeff Bridges. O l'Academy avrà pensato: meglio non nominarla affatto, piuttosto che farla andar via a bocca asciutta per la quinta volta?

A poco più di un mese dall'assegnazione delle statuette le mie previsioni sono le seguenti:
Miglior film: Avatar (o The Hurt Locker)
Miglior regia: Kathryn Bigelow (o James Cameron)
Miglior attore: Jeff Bridges (ma il cuore batte per Colin Firth)
Miglior attrice: gli astri dicono Sandra Bullock (ma la storia da anni grida Meryl Streep)
Miglior attore non protagonista: Christoph Waltz
Miglior attrice non protagonista: Mo'nique
Miglior sceneggiatura originale: The Hurt Locker (o Bastardi senza gloria)
Miglior sceneggiatura non originale: Tra le nuvole

Voi cosa ne pensate?

martedì 2 febbraio 2010

Pioggia di nominations su Avatar e The Hurt Locker


Annunciate dalla soave Anne Hathaway, sono state rese note questa mattina le candidature ai premi Oscar. Tutto come da copione, più o meno. Pioggia di nominations sui favoriti della vigilia, Avatar e The Hurt Locker: entrambi guidano la corsa con 9 candidature a testa. Seguono Bastardi senza gloria con 8 candidature e Precious e Tra le nuvole con 6.

Miglior Film
Avatar / The Hurt Locker / Tra le nuvole / Bastardi senza gloria / Precious / An Education / The Blind Side / Up / District 9 / A Serious Man /

The Blind Side, inatteso campione d'incassi di questa stagione invernale, alla fine ce la fa e, trainato dall'incredibile successo di Sandra Bullock, riesce a strappare la candidatura come miglior film. Una sorpresa prevista, anche se chi l'ha visto sostiene che il film sia appena dignitoso. Peccato che A Single Man sia rimasto fuori. Stessa sorte è toccata ad altri due film indipendenti molto apprezzati dalla critica come Crazy Heart e The Messanger. Snobbate le commedie Una notte da leoni e (500) giorni insieme e, per il secondo anno consecutivo, Clint Eastwood con Invictus. La presenza di A Serious Man, ultimo gioiello dei Coen, nella rosa dei dieci candidati rende felici.

Miglior regia
James Cameron, Avatar / Kathryn Bigelow, The Hurt Locker / Lee Daniels, Precious / Jason Reitman, Tra le nuvole / Quentin Tarantino, Bastardi senza gloria

Nessuna sorpresa nella cinquina per la regia. Kathryn Bigelow, proclamata regista dell'anno dalla Directors Guild of America, potrebbe spuntarla sull'ex marito James Cameron ed entrare nella storia come la prima regista donna a vincere l'Oscar.

Miglior attore
Jeff Bridges, Crazy Heart / George Clooney, Tra le nuvole / Colin Firth, A Single Man / Jeremy Renner, The Hurt Locker / Morgan Freeman, Invictus

Anche in questo caso, cinquina prevista in pieno. L'insuccesso di Nine è costato caro a Daniel Day-Lewis e l'eccessiva cupezza di The Road non ha permesso a Viggo Mortensen di ripetere l'exploit del 2007 con La promessa dell'assassino. Trionfo annunciato per Jeff Bridges.

Miglior attrice
Sandra Bullock, The Blind Side / Carey Mulligan, An Education / Gabourey Sidibe, Precious / Helen Mirren, The Last Station / Meryl Streep, Julie & Julia

Ok. L'unico punto interrogativo era per Helen Mirren: non si è capito se The Last Station sia stato distribuito o no in America, perché pare non l'abbia visto ancora nessuno. Che l'attrice inglese sia stata votata solo sulla base del suo pedigree artistico? Nessun posto per Emily Blunt (The Young Victoria) ed Abbie Cornish (Bright Star). E nessuno nutriva più alcuna speranza che nella cinquina potessero magicamente rientrare Tilda Swinton (Julia), Michelle Pfeiffer (Cheri) o Charlotte Gainsbourgh (Antichrist). Il fatto che Julie & Julia non sia stato nominato come miglior film aumenta le speranze di Sandra Bullock di vincere l'Oscar. Tuttavia la nomination al Razzie Award come peggior attrice dell'anno per All About Steve potrebbe costare caro alla Bullock e riportare i pronostici sulla buona strada, vale a dire in favore di Meryl Streep. Dopotutto, come ha scritto sul suo blog Nathaniel Rogers (thefilmexperience) "per la storia del cinema ha più senso che la Streep vinca il suo terzo Oscar, piuttosto che la Bullock vinca il suo primo".

Miglior attore non protagonista
Matt Damon, Invictus / Woody Harrelson, The Messanger / Christopher Plummer, The Last Station / Christoph Waltz, Bastardi senza gloria / Stanley Tucci, Amabili resti

Christopher Plummer ottiene la sua prima candidatura a 80 anni! E finalmente ce la fa anche l'amabile Stanley Tucci. Nonostante Invictus non sia riuscito ad entrare nelle cinquine per film e regia, Matt Damon conquista la nomination come non protagonista (una candidatura che vale anche per la lodatissima prova in The Informant). Snobbati Christian McKay (Me and Orson Welles), Alfred Molina (An Education) ed Anthony Mackie (The Hurt Locker).

Miglior attrice non protagonista
Penelope Cruz, Nine / Mo'nique, Precious / Anna Kendrick, Tra le nuvole / Vera Farmiga, Tra le nuvole / Maggie Gyllenhaal, Crazy Heart
L'unica cinquina con due (spiacevoli?) sorprese. La Cruz era stata candidata sia ai Golden Globe che ai SAG ma, dato il clamoroso flop del film, i pronostici erano diventati sfavorevoli. Penelope è scintillante in Nine, ma se proprio si voleva dare una candidatura al musical di Marshall, una scelta migliore sarebbe stata Marion Cotillard (che la Weinstein Company ha erroneamente sostenuto come protagonista nella corsa agli Oscar), senza ombra di dubbio più meritevole della Cruz. Quanto a Maggie Gyllenhaal, la candidatura arriva sull'onda del trionfo annunciato di Jeff Bridges per Crazy Heart. Ed è anche vero che questa brava attrice non è mai stata nominata, nemmeno per Secretary. Questo significa che Julianne Moore è stata scandalosamente ignorata, ma la sua Charley di A Single Man resta un piccolo capolavoro. Dita incrociate per il prossimo anno: Juli potrebbe rifarsi con The Kids Are All Right e Boone's Lick. Fuori anche Samantha Morton (The Messanger) e le splendide dark ladies tarantiniane Diane Kruger e Melanie Laurent.

Miglior film d'animazione
Coraline / Up / The Fantastic Mr Fox / La principessa e il ranocchio / The Secret of Kells

I bloggers d'oltreoceano si stanno chiedendo in coro cosa sia The Secret of Kells. Io tifo spudoratamente per Coraline, ma vincerà Up. Dov'è finito il bellissimo Ponyo sulla scogliera?

Miglior sceneggiatura originale
The Hurt Locker / Bastardi senza gloria / The Messanger / A Serious Man / Up

Miglior sceneggiatura non originale
District 9 / An Education / In the Loop / Precious / Tra le nuvole

Miglior film straniero
Ajami (Israele) / The Milk of Sorrow (Perù) / The Secret in Their Eyes (Argentina) / Il nastro bianco (Germania) / A Prophet (Francia)
Devo ancora vedere A Prophet ma il film di Haneke è davvero stupendo.

Miglior scenografia
Avatar / The Imaginarium of Doctor Parnassus / Nine / Sherlock Holmes / The Young Victoria

Miglior fotografia
Avatar / Bastardi senza gloria / Harry Potter e il Principe Mezzosangue / Il nastro bianco / The Hurt Locker

Migliori costumi
Bright Star / Coco Avant Chanel / Nine / The Young Victoria / The Imaginarium of Doctor Parnassus
Unica candidatura per Bright Star di Jane Campion. Non avrebbe di certo sfigurato nemmeno una nomination per Cheri: splendidi i costumi disegnati da Consolata Boyle.

Miglior montaggio
Avatar / The Hurt Locker / Bastardi senza gloria / District 9 / Precious

Miglior trucco
Il divo / Star Trek / The Young Victoria

Miglior colonna sonora originale
Avatar / The Hurt Locker / Up / The Fantastic Mr Fox / Sherlock Holmes
Sherlock Holmes? Mah. E la colonna sonora di Avatar è noiosa e ripetitiva. Decisamente i membri dell'Academy non hanno un buon orecchio: altrimenti avrebbero nominato i magnifici score di Nemico pubblico, A Single Man e Cheri.

Miglior canzone
"Almost there", La principessa e il ranocchio / "Down in New Orleans", La principessa e il ranocchio / "Loin de Paname", Paris 36 / "Take it all", Nine / "The Weary Kind", Crazy Heart

"I see you", il polpettone composto da James Horner nella speranza di ripetere il colpaccio di "My Heart Will Go On" (cui è peraltro molto simile nella linea melodica) non è entrato nella cinquina. Una testimonianza divina? Snobbata "Cinema italiano", ma almeno "Take it all" ce l'ha fatta. Decisamente da vedere a questo punto è il film con Jeff Bridges, Crazy Heart. Chissà quando verrà distribuito in Italia!

Migliori effetti visivi
Avatar / District 9 / Star Trek

Miglior montaggio sonoro
Avatar / The Hurt Locker / Bastardi senza gloria / Up / Star Trek

Miglior missaggio sonoro
Avatar / The Hurt Locker / Bastardi senza gloria / Stra Trek / Transformers 2

Questa la lista delle nominations. Attendo con avida curiosità i vostri commenti.

domenica 24 gennaio 2010

SAG Awards per Bullock, Bridges e i "Bastardi"


Ohi ohi, qui c'è da tremare. Sandra Bullock ha battuto Meryl Streep agli Screen Actors Guild Awards ieri sera, collezionando un'altra incredibile vittoria che l'avvicina sempre più all'Oscar. Non ho nulla contro la Bullock, intendiamoci, e se The Blind Side non avesse incassato così tanto in America non avrei (così tanti) pregiudizi sull'effettiva qualità della sua performance. Ma che il dio denaro getti la sua ombra in maniera così spudorata ed evidente sui riconoscimenti artistici proprio non mi va giù. Esattamente come è avvenuto ai Golden Globes. E questo inizia ad essere preoccupante. Quanto all'immenso Jeff Bridges, proclamato miglior attore per Crazy Heart, ritengo che meriti la giusta consacrazione ma è chiaro che si tratta di un riconoscimento alla carriera, un meccanismo che si è sempre verificato (in un certo senso anche l'anno scorso per Kate Winslet in The Reader) e che continuerà a verificarsi in base al feeling del "momento" (mix astrale di sentimento verso la star, pubblicità e popolarità).


E quest'anno è il "momento" di celebrare Jeff Bridges. E, a quanto pare, il momento di Sandra Bullock, la cui vittoria farebbe contenta tutta l'America (ha anche vinto il People Choice Award), se parliamo in termini di box office, potere economico e vendibilità dell'immagine (sono anni che non vince una star tanto forte al botteghino, le ultime furono Reese Witherspoon per Walk The Line nel 2005 e prima di lei Julia Roberts per Erin Brockovic nel 2000). Quando sarà il momento per il terzo Oscar di Meryl Streep nessuno può dirlo, ma non tutto è ancora perduto (anche Meryl è diventata una garanzia commerciale: E' complicato ha già superato i 90 milioni di dollari). Naturalmente anche per lei sarebbe un riconoscimento alla carriera piuttosto che al suo comunque pregevole lavoro in Julie & Julia. Ma questo è il gioco. Speriamo solo che gli Oscar non diventino come i Grammy, in cui trionfano sempre e solo le corazzate da primi posti in classifica. Continuando così non mi stupirei di vedere premiati gli attori da copertina di Twilight. O di Transformers 2.
Attori non protagonisti Mo'nique per Precious e Christoph Waltz per Bastardi senza gloria. Al film di Quentin Tarantino è andato anche il premio per il miglior cast.

lunedì 18 gennaio 2010

I campioni del box office dominano i Golden Globes

2009, the year of Sandra (and Avatar, of course!)

Che dire? Avatar fa piazza pulita per quanto The Hurt Locker e Tra le nuvole godessero di un supporto critico maggiore, e l'hit estivo Una notte da leoni batte le commedie con Meryl Streep e 500 giorni insieme. CorsivoA parte il riconoscimento a Jeff Bridges (che mette finalmente una seria ipoteca sull'Oscar a quarant'anni dall'inizio della sua carriera), e quello a Meryl Streep (arrivata a quota 7 Golden Globes!), Sandra Bullock continua a coronare il suo incredibile anno fortunato e colleziona un altro premio dopo The Critics Choice Movie Award ricevuto venerdì. The Blind Side veleggia verso la cifra pazzesca di 230 milioni di dollari: è la prima volta che un film con il nome di un'attrice sopra il titolo (non d'azione e senza star maschili), raggiunge un risultato commerciale del genere. I media non faranno che puntare su di lei per l'Oscar: arrivati a questo punto della stagione, le performance non contano più, conta l'immagine ed il valore mediatico del personaggio. E Sandra è la ragazza più hot del momento. Sandra vs Meryl? Il bacio che le due dive si sono scambiate alla cerimonia dei BFCA non lascia dubbi su quale sia la vera sfida quest'anno.


Ma Meryl dovrebbe spuntarla per l'Oscar. Altrimenti ci sarebbe da organizzare una marcia di protesta su Hollywood. E che dire di Robert Downey Jr? Scelta molto glamour ma sembra che l'associazione dei critici stranieri abbia assegnato i propri premi scorrendo le classifiche degli incassi. Nessuna sorpresa invece per in non protagonisti Waltz e Mo'nique, anche se le previsioni puntavano su Woody Harrelson. Ecco la lista completa dei vincitori.

Miglior film drammatico: Avatar
Miglior regia: James Cameron, Avatar
Miglior commedia: Una notte da leoni

Attore in un film drammatico: Jeff Bridges, Crazy Heart
Attrice in un film drammatico: Sandra Bullock, The Blind Side
Attore in una commedia/musical: Robert Downey jr, Sherlock Holmes
Attrice in una commedia: Meryl Streep, Julie & Julia
Attore non protagonista: Christoph Waltz, Bastardi senza gloria
Attrice non protagonista: Mo'nique, Precious

Miglior film d'animazione: Up
Miglior film straniero: Il nastro bianco
Miglior sceneggiatura: Tra le nuvole
Miglior colonna sonora: Up
Miglior canzone: The Weary Kind, Crazy Heart

Miglior serie TV drammatica: Mad Men
Miglior performance femminile in una serie drammatica: Julianna Margulies, The Good Wife
Miglior performance maschile in una serie drammatica: Micheal C. Hall, Dexter
Miglior serie TV comedy/musical: Glee
Miglior performance femminile in una serie comedy/musical: Toni Collette, The United States of Tara
Miglior performance maschile in una serie comedy/musical: Alec Badwin, 30 Rock
Miglior miniserie TV: Grey Gardens
Miglior performance femminile in una miniserie: Drew Barrymore, Grey Gardens
Miglior performance maschile in una miniserie: Kevin Bacon, Taking Chance
Miglior attrice non protagonista in una serie, miniserie o film TV: Chloe Sevigny, Big Love
Miglior attore non protagonista in una serie, miniserie o film TV: John Lithgow, Dexter

Vedremo mai da noi The United States of Tara, Grey Gardens e Mad Men? Ai posteri l'ardua sentenza.

sabato 16 gennaio 2010

Critics Choice Movie Awards

The Broadcast Film Critics Association ha assegnato ieri sera i propri premi, due giorni prima dei Golden Globes. The Hurt Locker, il dramma bellico di Kathryn Bigelow, ha vinto come miglior film e miglior regia, battendo la spietata concorrenza di Avatar, Tra le nuvole e Bastardi senza gloria.

Jeff Bridges è il miglior attore dell'anno per Crazy Heart, mentre migliore attrice ex-aequo Meryl Streep per Julie & Julia e Sandra Bullock per The Blind Side. Tra i non protagonisti trionfo annunciato per Christoph Waltz (Bastardi senza gloria) e Mo'nique (Precious). Miglior cast dell'anno è lo strepitoso gruppo guidato da Quentin Tarantino in Bastardi senza gloria, che vince anche per la migliore sceneggiatura originale. Il premio per il migliore adattamento è andato a Jason Reitman per Tra le nuvole, mentre Saoirse Ronan ha vinto come miglior giovane attrice per The Lovely Bones.

Come da copione, Avatar trionfa come miglior film d'azione e furoreggia in tutte le categorie tecniche. Miglior film straniero Gli abbracci spezzati di Almodovar, recentemente snobbato in patria alle nominations per i Goya (solo una candidatura per Penelope Cruz).
Tutti sintonizzati domenica 17 per le assegnazioni dei Golden Globes!

lunedì 4 gennaio 2010

Le dive del decennio: Streep, Kidman, Blanchett, Winslet. E Julianne


Un decennio strepitoso per Meryl Streep, tornata a dominare alla grande non solo le cerimonie degli Oscar (quattro candidature, compresa quella in arrivo) ma anche il box office: Mamma mia! ha incassato in tutto il mondo la cifra astronomica di 602 milioni di dollari, ma anche Il diavolo veste Prada non se l'è passata male con il suo bottino di oltre 300 milioni. Questa nuova Streep, solare e divertita, piace a tutti: Julie & Julia ha sfiorato i 100 milioni nei soli Usa e It's complicated, uscito a Natale, veleggia già verso i 60 milioni. Se poi vogliamo parlare delle performance, bisogna solo levarsi il cappello e, muti, ammirare: Il ladro di orchidee (Adaptation, 2002) e soprattutto la meravigliosa Clarissa di The Hours (2002); l'incredibile tour de force di Angels in America (2003); la perfida Eleonor Shaw di The Manchurian Candidate (2004); l'esilarante zia Josephine di Lemony Snicket (2004); la calda Yolanda di Radio America (2006), dove torna a cantare 16 anni dopo Cartoline dall'inferno e prima di intonare i ritornelli degli Abba. Cosa importa se Prime (2005), Evening, Rendition e Leoni per agnelli (2007) non hanno convinto del tutto? Meryl Streep tutto può. E merita tutti i riconoscimenti di questo mondo. Persino l'eccellente prova drammatica de Il dubbio (2008) impallidisce di fronte alla nuova incarnazione della Streep, diva brillante e sofisticata. La sua Miranda Priestley de Il diavolo veste Prada è entrata nella storia del cinema. Qualcuno ha ancora qualche dubbio su chi occupi il trono di migliore del decennio?


Povera Nicole Kidman! Nine si sta rivelando un fiasco e per vedere risollevate le sorti della sua carriera bisognerà attendere l'uscita di Rabbit Hole e The Danish Girl. Non ne ha più azzeccata una la Kidman: con l'eccezione dell'amaro e sorprendente Margot at the wedding (2007), dove era bravissima come sempre, Nicole ha inanellato una serie interminabile di flop, da Bewitched (2005) a Fur (2006), da The Invasion (2007) a The Golden Compass (2007), fino al disastro clamoroso dello strombazzatissimo Australia (2008), tanto da diventare quello che negli anni 30 si diceva di Katharine Hepburn: veleno per il box office. Ma la Kidman resta una diva dal talento sopraffino, un'attrice coraggiosa capace di passare in pochi anni attraverso i generi più disparati, affidandosi ad autori estremi e regalando performance sensazionali. Ancor prima della precisione tecnica, del magnetismo e dell'intensità, è la versatilità il fulcro del suo carisma, la sua capacità di stupire. Un'eclettismo che le ha permesso di passare dalle atmosfere gotiche di The Others (2001) al turbinio vorticoso della fantasia in musica Moulin Rouge (2001), dai toni intimi e dolenti di The Hours (2002) al western-melo' Ritorno a Cold Mountain (2003). Fino alle sue performance più ardite e rischiose: Grace nell'angosciante Dogville (2003) di Lars Von Trier e Anna in Birth (2004), inquietante e sottovalutato thriller psicologico di Jonathan Glazer. Ma la Virginia Woolf del film di Daldry e Satine in Moulin Rouge restano i suoi ruoli più celebri. Soprattutto nel film di Baz Luhrmann la Kidman arriva a toccare uno stato di grazia assoluto: incantevole e drammatica, brillante e commovente. In una parola: strepitosa.


Regale. Magnetica. Potente. Mimetica. E straordinariamente bella. Una bellezza ed un volto unici, capaci di trasformarsi in base al ruolo ed una padronanza tecnica che sfiora la freddezza, tanto è perfetta. Questa è Cate Blanchett. Basterebbero le interpretazioni di Bob Dylan in Io non sono qui (2007) e di Katharine Hepburn in The Aviator (2004) per dare la portata della grandezza di questa donna stupenda. Elettrizzante. E geniale. Ma queste due performance sono solo le punte dell'iceberg di una carriera strepitosa. Con il suo carisma Cate eleva qualsiasi film. Charlotte Grey (2001), Veronica Guerin (2003) e il western The Missing (2003) poggiano unicamente sulla sua presenza. E nel fallimentare The Shipping News (2001) è l'unica a vibrare veramente, tra Kevin Spacey, Julianne Moore e Judi Dench. Nel bel horror sudista The Gift (2000) è convincente nel ruolo di una sensitiva coinvolta nelle indagini di un omicidio; in Bandits (2001) rivela un talento smagliante per la commedia; in Coffee & Cigarettes (2003), dà prova di straordinario mimetismo calandosi contemporaneamente nel ruolo di due cugine, Cate e Shelley; nell'interessante Heaven (2002) irradia luce in ogni inquadratura. Indimenticabile Galadriel nella saga de Il Signore degli Anelli (2001, 2002, 2003), è a partire dalla metà del decennio, dopo l'Oscar per il film di Scorsese, che Cate Blanchett si afferma definitivamente come nuova Meryl Streep. L'intensa prova in Babel (2006), la dark lady con accento tedesco Lena Brandt (modellata su Marlene Dietrich) in The Good German (Intrigo a Berlino, 2006), dove Soderbergh la circonda di un'aura quasi divina, la concretissima, sensuale e disperata Sheba Hart in Diario di uno scandalo (2006), professoressa invaghita di uno studente e presa nella rete dell'"amica" Judi Dench. Nel 2007 torna a vestire i panni della Regina Elisabetta I in Elizabeth The Golden Age, ed è l'unico motivo di interesse di un film bolso ed imparruccato. In Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008) sfoggia un divertente accento russo nel ruolo della spia Irina Spalko, ed è magica ne Il curioso caso di Benjamin Button (2008). In attesa di Lady Marian.


Assieme alla Streep e alla Blanchett è l'attrice più nominata del decennio, e la più giovane ad aver raggiunto quota 6 candidature all'Oscar all'età di 34 anni. Kate Winslet sullo schermo incarna il senso di libertà, uno spirito libero, ribelle ed anticonformista. Come attrice è una forza della natura ed infonde vita, onestà, sincerità e calore ad ogni ruolo. Le crediamo, sempre e comunque. Entriamo in empatia con i suoi personaggi, li sentiamo vicini. E dalla sala, palpitiamo con lei. Questo decennio ha visto la definitiva consacrazione del suo dono e della sua arte. Dalla giovane Iris Murdoch in Iris (2001) alla giornalista Bitsey Bloom nel controverso The life of David Gale (2003), dalla scandalosa Madeleine in Quills (2000) alla Sylvia Davies, musa di James Barrie, in Finding Neverland (2004), la Winslet si è concessa anche incursioni nella commedia con il divertente L'amore non va in vacanza (2006) e soprattutto con il musical proletario di John Turturro Romance & Cigarettes (2005), in cui è Tula, volgarissima e sexy prostituta impossibile da dimenticare. Col multistratificato, cerebrale ed incandescente ruolo di Clementine Kruczynski in Eternal sunshine of the spotless mind (2004), manca l'Oscar per un soffio, ma entra nella storia e nelle liste delle migliori performance di tutti i tempi. In coppia con uno strepitoso Jim Carrey, Kate è talmente dentro la parte che non ti accorgi nemmeno un istante che stia recitando. Cult movie. Dal 2004 in poi è tutta una corsa in discesa verso L'Oscar: in Little Children (2006) è Sarah Pierce, un'insoddisfatta ed adultera casalinga dei sobborghi americani e la Winslet dà ancora una volta prova della sua eccellente capacità di immersione totale nel ruolo. Ma il 2008 è l'anno del trionfo, con due performance memorabili ed agli antipodi: April Wheeler in Revolutionary Road, attrice mancata e moglie frustrata in veloce caduta libera negli abissi della follia (una discesa vertiginosa, che l'attrice indaga e registra con manicale perfezione e devastante partecipazione, riuscendo a rendere percettibili e concrete qualsiasi emozione, in una tavolozza infinita) e Hanna Schmidtz in The Reader, ex ufficiale delle SS, freddo e vuoto corpo senza cuore, votato al lavoro e all'esecuzione degli ordini. Tanto appassionata ed accalorata in Revolutionary Road, quanto ottusa e glaciale in The Reader. L'Oscar vale per entrambi i film.

Il decennio è stato anche segnato da una miriade di corpi e volti degni di altre magnifiche ossessioni. Dal 2000 al 2009 abbiamo visto:

- la sorprendente ascesa artistica di Penelope Cruz, magica in Volver (2006) ed esplosiva in Vicky Christina Barcelona (2008) e di Amy Adams capace di passare con massima disinvoltura da Enchanted (2007) a Il dubbio (2008);
- la conferma del talento di Helen Mirren in The Queen (2006) e The Last Station (2009) e di Judi Dench in Iris (2001), Lady Henderson presenta (2005) e Diario di uno scandalo (2006);
- la bravura quieta e trattenuta di Laura Linney in You can count on me (2000) e The Savages (2007);
- l'apparizione fulminante di Scarlett Johansson, magmatica in Lost in translation (2003) e ferale in Match Point (2005) e The Black Dahlia (2006);
- la maturità raggiunta dall'ex bambina prodigio Kirsten Dunst ne Il giardino delle vergini suicide (2000) e Marie Antoinette (2006);
- la verve inesauribile di Julia Roberts, travolgente in Erin brockovich (2000) e splendida anche quando spegne il suo sorriso in Closer (2004);
- la verità dolente che Marisa Tomei trasmette in The Wrestler (2008) e In the Bedroom (2001);
- il successo dell'altra australiana di Hollywood, Naomi Watts, impressionante in Mullholand drive (2001), e perfetta in The Ring (2002), 21 Grammi (2003) e King Kong (2005);
- l'ironia adorabile (anche se adesso dimenticata da tutti) di Renee Zellweger, che ha dominato i primi anni del decennio con la sua Bridget Jones (2001 e 2004) e con Chicago (2002);
- il fascino intramontabile di Michelle Pfeiffer, diabolica in White Oleander (2002) e ritornata a splendere in Hairspray, Stardust (2007) e Cheri (2009);
- il mistero di attrici intense e devastanti come Samantha Morton e Tilda Swinton, capaci di far vibrare un ruolo anche in poche linee di dialogo.

Ogni lista è personale e potrei aver dimenticato qualche nome importante. Non me ne vogliate. Vero è che ho lasciato per ultima la performance del decennio. Dal 2002 in poi, con le sole eccezioni de I figli degli uomini (2006) e Savage Grace (2007), Julianne Moore ha sprecato il suo talento siderale in tanti film inutili (per usare un eufemismo) o si è concessa soltanto piccole apparizioni (Io non sono qui, 2007; The private lives of Pippa Lee, 2009). Una di queste, il bel ritratto di Charley, la "fradicia" (nel senso di ubriaca) amica di vecchia data di George-Colin Firth in A single man, potrebbe questo febbraio portarle la quinta candidatura all'Oscar.



Quanto lontano sembra però quel 2002 in cui nel giro di pochi mesi uscirono The Hours e Lontano dal paradiso: la sua Laura Brown nel film di Daldry è quanto di più triste e disperato si possa immaginare, un ritratto tutto giocato sul non detto e sui mezzi toni, sugli sguardi e su una recitazione finissima di rara efficacia. Quando nella scena in bagno John C. Reilly la invita ad andare a letto e lei risponde senza lasciar trasparire dalla voce alcuna emozione o turbamento (ma in realtà sta piangendo), sono arte e genio assoluti quelli che vediamo scorrere davanti anoi.

Ma è la sublime performance di Cathy Withaker in Lontano dal paradiso il vero capolavoro, l'interpretazione della sua carriera e del decennio. Stile e contenuto toccano qui vette altissime, perché il film, un postmoderno, nostalgico ed ispiratissimo omaggio ai melodrammi sirkiani degli anni '50 usa il corpo ed il volto della Moore come una funzione di uno spazio cinematografico connotato ed immediatamente riconoscibile. Ecco allora che la Moore incarna la perfetta casalinga anni '50 e non solo modella il proprio look su attrici dell'epoca come Jane Wyman e Doris Day, ma anche lo stile recitativo. A questo livello (memoria cinefila, recupero dei modelli classici) si aggiunge quello narrativo, che fa di Cathy Withaker un'eroina melodrammatica, inconsapevole femminista ante-litteram, destinata a scontrarsi con le convenzioni sociali e a restare indietro rispetto ad un mondo (maschile) che comunque riesce ad andare avanti. Ed infine c'è la fiamma dell'attrice, che infonde al ruolo una delicatezza, un'umanità ed un'intensità che non ha eguali. A mano a mano che il mondo crolla intorno a lei, il suo sorriso di porcellana si muta in una maschera di infinita tristezza. Sublime tristezza. Bellissima tristezza. Ecco perché amo Julianne Moore.

giovedì 17 dicembre 2009

It's Meryl again


Meryl Streep ed Alec Baldwin campeggiano maturi e sorridenti dalla copertina di Entertainment Weekly pronti a conquistare il box office americano: sono i protagonisti, assieme a Steve Martin, di It's Complicated, il nuovo film di Nancy Meyers in uscita a Natale negli States e già candidato ai Golden Globe come miglior commedia dell'anno e miglior sceneggiatura. Baldwin sta vivendo una nuova giovinezza professionale con la serie televisiva di successo 30 Rocks, mentre per la Streep si conferma un finale di decennio trionfale. Sarà pure Nicole Kidman l'attrice più importante d'inizio millennio (anche se, a parte Il matrimonio di mia sorella del 2007, le sue ultime grandi prove risalgono al 2003 con Birth e Dogville, mentre sia Cate Blanchett che Kate Winslet hanno avuto un output creativo eccezionale fino al 2008), ma la Streep, sulla cresta dell'onda dal 1977 (!) si è definitivamente ripresa il trono di regina di Hollywood ed ormai gareggia con le leggendarie Katherine Hepburn e Bette Davis per il titolo di attrice più grande di tutti i tempi.
Fresca di una doppia candidatura ai Golden Globes (per il film della Meyers e Julie & Julia di Nora Ephron), la Streep bissa lo strepitoso successo di critica e pubblico dello scorso anno (Mamma mia! e Doubt) e si prepara il discorso per la notte degli Oscar.

martedì 15 dicembre 2009

Golden Globes nominations!


Dopo The Boston Film Critics Society (miglior film The Hurt Locker; regia Kathryn Bigelow per The Hurt Locker; attrice Meryl Streep per Julie&Julia; attore Jeremy Renner per The Hurt Locker; attrice non protagonista Mo'Nique per Precious; attore non protagonista Christoph Waltz per Bastardi senza gloria); The Los Angeles Film Critics Association (miglior film e regia The Hurt Locker; attrice Yolande Moreau per Seraphine; attore Jeff Bridges per Crazy Heart; non protagonisti Mo'Nique e Waltz) e The New York Film Critics Association (film e regia The Hurt Locker; attrice Meryl Streep; attore George Clooney per Up in the Air; non protagonisti Mo'Nique e Waltz), oggi sono state finalmente annunciate le candidature per i Golden Globes, i premi della stampa estera ad Hollywood, da sempre considerati anticamera degli Oscar.


Miglior film drammatico
Avatar / The Hurt Locker / Bastardi senza gloria / Precious / Up in the Air

Miglior commedia/musical
(500) giorni insieme / The Hangover / Nine / It's Complicated / Julie & Julia

Miglior regia
Kathryn Bigelow (The Hurt Locker) / James Cameron (Avatar) / Clint Eastwood (Invictus) / Jason Reitman (Up in the Air) / Quentin Tarantino (Bastardi senza gloria)

Probabilmente saranno questi i nomi dei registi candidati all'Oscar. Lee Daniels, regista di Precious, qui escluso, potrebbe spuntarla alla fine su Eastwood o, più probabilmente, su Tarantino. Ma la gara è tutta tra Bigelow e Cameron, ex-marito e moglie l'un contro l'altro armati!
Snobbati sia come miglior film che come miglior regia An Education e soprattutto Bright Star di Jane Campion.

Miglior attrice in un film drammatico
Emily Blunt (The Young Victoria) / Sandra Bullock (The Blind Side) / Helen Mirren (The Last Station) / Carey Mulligan (An Education) / Gabourey Sidibe (Precious)

Miglior attrice in una commedia/musical
Sandra Bullock (Ricatto d'amore) / Marion Cotillard (Nine) / Julia Roberts (Duplicity) / Meryl Streep (Julie & Julia) / Meryl Streep (It's Complicated)

Incredibile riconoscimento (ma era tragicamente nell'aria) per Sandra Bullock in entrambe le categorie. Non stupisce anche la doppia nomination come attrice comica per Meryl Streep (arrivata a quota 25 candidature!): probabilmente è arrivato l'anno in cui Meryl riuscirà a mettere la mani sul terzo meritatissimo Oscar. Inattesa la candidatura per Julia Roberts, ma i GG la adorano (l'avevano candidata anche due anni fa per il supporting turn di Charlie Wilson War) ed è sempre una grande star (mille volte meglio lei della Bullock). Possibile che non c'era posto per la favolosa Michelle Pfeiffer di Chéri? La sua stella è ormai definitivamente in declino? Immensa tristezza. Quanto alla lista delle attrici drammatiche, Emily Blunt ottiene a sorpresa la candidatura al posto di Abbie Cornish, apprezzata protagonista di Bright Star e, come previsto, Tilda Swinton è stata completamente ignorata per il film Julia.

Miglior attore in un film drammatico
Jeff Bridges (Crazy Heart) / George Clooney (Up in the Air) / Colin Firth (A Single Man) / Morgan Freeman (Invictus) / Tobey McGuire (Brothers)

La vera sorpresa è Tobey McGuire per il dramma di Jim Sheridan (recensioni freddine): i GG lo hanno preferito ai più quotati Jeremy Renner per Hurt Locker e Viggo Mortensen per The Road. Credo che gli Oscar voteranno per Renner, visto lo straordinario supporto che il film della Bigelow sta ricevendo dalle associazioni dei critici.

Miglior attore in una commedia/ musical
Matt Damon (The Informant) / Daniel Day-Lewis (Nine) / Robert Downey Jr (Sherlock Holmes) / Joseph Gordon-Levitt (500 giorni insieme) / Michael Stuhlbarg (A Serious Man)

Credo che nessuno di questi attori a parte Matt Damon abbia chance effettive di una candidatura agli Oscar (nemmeno Daniel Day-Lewis, data l'accoglienza non entusiatica che la critica sta riservando a Nine), ma fa immensamente piacere vedere candidato Michael Stuhlbarg, eccellente interprete del film dei fratelli Coen.

Miglior attrice non protagonista
Penelope Cruz (Nine) / Vera Farmiga (Up in the Air) / Anna Kendrick (Up in the Air) / Mo'Nique (Precious) / Julianne Moore (A Single Man)

Lasciatemi gioire per Julianne Moore. Probabile cinquina degli Oscar, ma credo che alla fine Marion Cotillard sarà candidata come non protagonista al posto della Cruz. Saldissima Mo'Nique, che sta vincendo tutti i premi della critica, ed in ascesa le ragazze di Up in the Air. Ignorata Samantha Morton per The Messanger.

Miglior attore non protagonista
Matt Damon (Invictus) / Christoph Waltz (Bastardi senza gloria) / Woody Harrelson (The Messanger) / Christopher Plummer (The Last Station) / Stanley Tucci (The Lovely Bones)

Doppia nomination anche per Matt Damon: difficile immaginare che gli Oscar si dimentichino di entrambe le sue performance. In questa categoria i GG lo hanno preferito al celebratissimo Alfred Molina di An Education, film che peraltro ha raccolto solo un'altra candidatura per la migliore attrice.

Miglior film straniero
Baaria / Gli abbracci spezzati / Il nastro bianco / A Prophet / The Maid

Giuseppe Tornatore ce la fa, ma anche Matteo Garrone per Gomorra era stato riconosciuto dalla stampa estera americana e poi escluso dalla cinquina degli Oscar. Impossibile però che Baaria sia preferito al film di Haneke o a The Prophet di Audiard.

Miglior film d'animazione
Cloudy with a Chance of Meatballs / Coraline / The Fantastic Mr Fox / Up / La principessa e il ranocchio

Grande cinquina. Coraline è un capolavoro e si parla un gran bene di The Fantastic Mr Fox di Wes Anderson. Up è stato un successo mondiale e il nuovo Disney promette bene.

Nominata anche la magnifica colonna sonora del film A Single Man: se esce sul mercato italiano prima delle feste, sarà il mio regalo di Natale. Per me stesso.

giovedì 19 novembre 2009

I have a dream





Tra meno di un mese, il prossimo 15 dicembre, saranno annunciate le candidature ai Golden Globes, seguite il 17 dicembre dalle nominations per gli Screen Actors Guild Awards. Le cerimonie di premiazione avverranno rispettivamente il 17 e il 23 gennaio 2010, pochi giorni prima delle candidature agli Academy Awards previste per il 2 febbraio. La febbre sale. Sarebbe meraviglioso vedere concorrere agli Oscar le mie quattro attrici preferite in assoluto. Manca solo Glenn Close e la cinquina sarebbe completa. Per Meryl Streep non c'è pericolo, la candidatura è assicurata, mentre più incerta (ma non del tutto sfavorevole) è la situazione di Julianne Moore (A Single Man) e Susan Sarandon (The Lovely Bones): dovranno vedersela con la spietata concorrenza delle attrici di Nine (Cruz e Dench), Up in The Air (Kendrick e Farmiga) e Precious (Mo'nique). Nine potrebbe travolgere come un uragano, ma in base alle preview solo Penelope Cruz ha scatenato isterici entusiasmi e sembrerebbe avere chance effettive (Judi Dench è leggermente meno quotata, mentre Marion Cotillard sarà probabilmente candidata come lead). Quanto al film di Jason Reitman, difficile che Anna Kendrick e Vera Farmiga siano candidate entrambe: questo lascerebbe spazio alla Sarandon, ma nessuno ha ancora visto The Lovely Bones (esce l'11 dicembre) e il film potrebbe non essere all'altezza delle aspettative.
Quanto a Cheri, sono forse l'unica persona sulla faccia della terra a cui il film di Frears è piaciuto molto, e ritengo che Michelle Pfeiffer meriterebbe il riconoscimento di una candidatura: se è fuori dai Golden Globes nella categoria best comedy actress per l'oscar non c'è speranza. Mi accontenterò di consumare il dvd ammirando e studiando le sublimi pose da diva, lo sguardo languido e perdutamente innamorato e quello sconvolgente e crudele primo piano finale, sperando che non passino altri cinque anni prima che la Pfeiffer torni di nuovo al cinema in un ruolo da protagonista all'altezza del suo incomparabile talento.