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domenica 21 marzo 2010

L'arrischiato e vacuo estetismo di "Io sono l'amore"


Ambiziosissimo ritratto di una famiglia dell'alta borghesia industriale milanese, Io sono l'amore è stupefacente dal punto di vista stilistico ma inconsistente nella scrittura dei caratteri e nello sviluppo narrativo. La disparità tra la vacuità del racconto e lo spessore della componente visiva è tanto stridente che lascia il dubbio di una scelta precisa, ma l'estrema ricercatezza stilistica non sorretta da un'adeguata struttura diegetica rischia lo sfoggio fine a se stesso.

L'approccio estetizzante di Luca Guadagnino, autore anche della sceneggiatura, parte sin dai titoli di testa che ricalcano il cinema degli anni '50 e '60 (alla Lontano dal paradiso, per intenderci), con le splendide immagini di una Milano innevata e sospesa e la colonna sonora operistica di John Adams. Subito dopo il regista inizia a muovere la macchina da presa con eleganza consumata e un'arrischiata varietà di soluzioni stilistiche (sinuosi carrelli, fuori fuoco, angolazioni dall'alto, dettagli, montaggio poetico) all'interno dell'immensa casa dei Recchi, riuniti intorno ad una gelida e lussuosa tavolata in occasione del compleanno del nonno-patriarca . Nel riprendere con estrema perizia l'andirivieni di domestici e portate e gli intrecci di sguardi fra gli astanti, Guadagnino cita Visconti (Gruppo di famiglia in un interno) e Scorsese (L'età dell'innocenza) e ci restituisce un microcosmo socio-familiare credibile ed inquietante.


A poco a poco però lo stile sfolgorante si rivela eccessivo rispetto al materiale narrativo e alle motivazioni psicologiche dei personaggi e il film mostra presto la corda di un gioco superficiale, decadente e affascinante, ma anche piuttosto irritante. Poco o niente ci è dato di sapere di questi personaggi, piatte ed ingessate figure su sfondi architettonici (gli esterni a Milano e Sanremo, inquadrati con un fin troppo esibito gusto artistico). Guadagnino punta altissimo, gira come se aspirasse all'opera lirica, al melodramma o al thriller dei sentimenti, e in alcune sequenze fa centro: nella bellissima scena d'amore tra Emma ed Antonio immersi nel paradisiaco rifugio montano lo spettatore si trova di fronte ad un film muto non-narrativo, quasi un'opera d'arte sperimentale. Viene il dubbio che senza dialoghi ed opportunamente accorciato Io sono l'amore potrebbe essere un capolavoro. Così, è invece il debordante ed ingenuo esercizio di un autore che sperimenta e mette in campo tutte le proprie carte con malcelata presunzione.


All'inizio apparentemente integrata nell'algido universo dei Recchi, Emma, moglie e madre perfetta ma dallo sguardo inquieto e dall'identità vaga, è risvegliata nei sensi dal fascino selvaggio del cuoco Antonio e ritrova se stessa e l'amore nella fuga dalla cattedrale di famiglia. L'assunto di fondo (la scoperta di sé nella natura e nella rinuncia alle sovrastrutture) fa molto vecchio cinema anni '70, ed anche il ricalco postmoderno di stilemi retro' risulta gratuito proprio perché non sostenuto da alcuna intenzione di parlarci della contemporaneità. Il risultato è un affresco impressionista bellissimo da vedere ma assolutamente privo di una qualsiasi urgenza.

Impegnata a recitare in italiano con accento russo e a dare spessore ad un ruolo che lo script liquida in poche righe, Tilda Swinton è al solito sublime: anche se usata soltanto a livello iconico, tra primi piani, pose e carrelli che le volteggiano intorno al limite del vampirismo e della pornografia, riesce a suggerire e a convogliare tutta una tavolozza di emozioni soltanto con lo sguardo.
voto: 5

domenica 14 marzo 2010

First look at Oscar 2010: chi vincerà come migliore attrice?


Sipario calato sugli Oscar 2009. A giochi fatti, i pronostici della vigilia sono stati ampiamente rispettati, tra conferme e (cocenti) delusioni. Per fortuna non è mai troppo presto per voltare pagina ed iniziare a dare uno sguardo alle possibili contendenti alla statuetta di migliore attrice per il prossimo anno.

Al Sundance sono state viste alcune performance su cui c'è già oscar buzz (non dimentichiamo che le voci di una probabile candidatura per Carey Mulligan e Gabby Sidibe partirono proprio dal Sundance): sto parlando naturalmente di Annette Bening e Julianne Moore, lesbo-mamme in The Kids are all rigt. Il film è una commedia (o un dramedy, come è stato definito) e la Focus Features ha pianificato un'uscita estiva, elementi che giocano a sfavore in vista di una campagna per gli Oscar. Ma le due attrici sono entrambe eccellenti, non hanno mai vinto e pare che si dividano perfettamente la scena. In che modo la Focus deciderà di promuoverle per gli Oscar? Bening e Moore saranno sostenute entrambe come attrici protagoniste alla Thelma & Louise o, per evitare la concorrenza interna e la divisione dei voti, una delle due sarà pubblicizzata come non protagonista?


Annette Bening ha un altro film importante in uscita il 7 maggio, Mother and Child, di Rodrigo Garcia. Anche se l'accoglienza sia a Toronto che al Sundance è stata piuttosto fredda, i critici hanno elogiato il terzetto di interpreti: Bening, Watts e Samuel L. Jackson. La Bening potrebbe essere candidata come protagonista (di conseguenza sarebbe lei a slittare nella categoria supporting per The Kids) e Naomi Watts come non protagonista (e sarebbe la sua seconda nomination dopo quella per 21 Grammi nel 2003 e l'incredibile snub per Mulholland Drive). Anche in questo caso, l'uscita primaverile potrebbe giocare a sfavore: i membri dell'Academy hanno la memoria corta...


Le altre due performance che hanno sollevato applausi scroscianti e voci di nominations al Sundance sono quelle di Jennifer Lawrence (già vista in The Burning Plain) per Winter's Bone e Michelle Williams per Blue Valentine. Soprattutto per la Lawrence si parla di uno star-making turn impossibile da ignorare. La strategia distributiva sarà ad ogni modo determinante.


Un paio di altri titoli in uscita non prima dell'auGrassettotunno hanno superato i primi screen text facendo già parlare di candidature all'Oscar per le sue interpreti. Hilary Swank (l'attrice più sopravvalutata della storia) potrebbe tornare vendicativa dopo il fiasco clamoroso di Amelia e strappare una terza nomination per Betty Anne Waters, storia di una working mother che comincia a studiare legge per poter difendere il fratello ingiustamente accusato di omicidio. Sarebbe un incubo: la Swank che vince il suo terzo Oscar è mille volte peggio della Bullock che ne vince uno. L'altro film già passato attraverso i temibili screen text è Love and Other Drugs di Edward Zwick con Anne Hathaway e Jake Gyllenhaal. A due anni di distanza da Rachel Getting Married il film potrebbe segnare il ritorno agli Oscar per la Hathaway nel ruolo di una donna colpita dal morbo di Parkinson.


Dopo una sfortunatissima sequenza di titoli rivelatisi sonori flop (la sua ultima interpretazione davvero bella risale al 2007 con Il matrimonio di mia sorella) Nicole Kidman dovrebbe tornare a risplendere nelle mani di James Cameron Mitchell (Shortbus, Hedwig) come protagonista dell'atteso Rabbit Hole. In coppia con Aaron Eckart, Kidman promette scintille. Altro film d'autore di cui si fa già un gran parlare è Black Swan dell'acclamato Darren Aronofski: Nathalie Portman (e chissà, magari anche Winona Ryder come non protagonista) potrebbe essere una probabile contendente alla statuetta di migliore attrice se il film dovesse confermare le attese.


Qualcuno sostiene che Carey Mulligan potrebbe già avere delle buone chance con Never Let Me Go, uno dei suoi film in uscita quest'anno. Ma mi sembra troppo presto, a meno che la performance non si riveli davvero eccellente. Molto più agguerrita è Helen Mirren con quattro titoli in uscita: The Debt di John Madden, The Tempest di Julie Taymor (rielaborazione de La Tempesta di Shakespeare in cui è un'ipnotica Prospera), Love Ranch diretto dal marito Taylor Hackford e Brighton Rock (con la Mulligan). C'è di che pentirsi per averla nominata nel 2009 per The Last Station. Le probabilità che torni in gara anche il prossimo anno sono molto altissime.

E ancora Tilda Swinton per Io sono l'amore e We Need To Talk About Kevin (se dovesse essere pronto in tempo), Keira Knigthley per London Boulevard, Diane Lane per Secretariat, Robin Wright Penn per The Conspirator, Naomi Watts per Fair Game o You Will Meet a Tall Dark Stranger (nuovo film di Woody Allen), Renee Zellweger per My Own Love Song, Marisa Tomei per Cyrus.

Tra le non protagoniste Marion Cotillard per l'attesissimo Inception di Christopher Nolan e Amy Adams per The Fighter sembrano avere già la strada spianata. Ma aspettiamoci una stagione ricca di sorprese, una su tutte Juliette Lewis, che potrebbe tornare alla ribalta con tre film in uscita.

E Meryl Streep? The Ice at the Bottom of the World con Charlize Theron è indicato come in production su imdb, ma potrebbe non essere pronto per la fine dell'anno. Una corsa per gli Oscar senza la Streep? Che noia.

venerdì 5 marzo 2010

Aspettando gli Oscar (1)


Countdown per la notte delle stelle. Lunedì mattina conosceremo finalmente i vincitori di quest'anno. Nel frattempo Avatar è diventato il film di maggior incasso della storia del cinema (2 miliardi e oltre 500 milioni di dollari l'incasso a livello mondiale, di cui 710 negli Usa, mentre anche in Italia il film di Cameron ha superato Titanic, raggiungendo ad oggi 62 milioni di euro), ma The Hurt Locker resta il favorito sia come miglior film che come miglior regia. Nelle categorie per gli attori i giochi sembrano fatti, anche se non perdo le speranze per il terzo Oscar a Meryl Streep (e per Colin Firth). E c'è grande attesa anche per il miglior film straniero: chi la spunterà fra i Il Nastro Bianco e A Prophete, entrambi capolavori?
Questi i pronostici definitivi delle categorie principali:

Miglior film
Vincerà: The Hurt Locker
Dovrebbe vincere: Avatar
Avrebbe dovuto essere candidato anche: A Single Man (e, sulla fiducia, Bright Star di Jane Campion: quanto ci scommettiamo che è infinitamente più bello di An Education?)

Miglior regia
Vincerà: Kathryn Bigelow
Dovrebbe vincere: Kathryn Bigelow
Avrebbe dovuto essere candidato anche: Joel & Ethan Coen (ma anche Micheal Mann, gli europei Haneke ed Audiard, il debuttante Tom Ford, Jane Campion...)

Miglior attore
Vincerà: Jeff Bridges
Dovrebbe vincere: Colin Firth
Avrebbe dovuto essere candidato anche: Tahar Rahim (Un Prophete), Michael Stuhlbarg (A Serious Man), Joaquin Phoenix (Two Lovers)

Miglior attrice
Vincerà: Sandra Bullock
Dovrebbe vincere: Meryl Streep
Avrebbe dovuto essere candidata anche: Michelle Pfeiffer (Chéri) e Saoirse Ronan (Amabili Resti)

Permettetemi qualche considerazione in più sulla mia categoria preferita. Dispiace non aver ancora visto Precious, anche perché, se non fosse l'anno di Sandra Bullock e se Meryl Streep non fosse meritevole di un terzo Oscar dopo 27 anni di nomination a vuoto (27! ogni commento è superfluo), secondo il parere di molti la statuetta finirebbe nelle mani di Gabourey Sidibe. Attenendomi alle performance che ho potuto vedere finora, devo dire che Carey Mulligan è brava ma non eccezionale e che l'interpretazione di HelenCorsivo Mirren nulla aggiunge al suo prestigio. Al loro posto avrei preferito Michelle Pfeiffer e Saoirse Ronan. Nell'attesa di recuperare anche la Charlotte Gainsbourgh di Antichrist e la Tilda Swinton di Julia (e sperando che la 01 distribuisca presto Bright Star con Abbie Cornish), vi dò appuntamento ai Best Confidential Award le cui nomination saranno rese note nelle prossime settimane.

Miglior attore non protagonista:
Vincerà: Christoph Waltz
Dovrebbe vincere: Christoph Waltz
Avrebbe dovuto essere candidato anche: Anthony Mackie (The Hurt Locker)

Miglior attrice non protagonista
Vincerà: Mo'nique
Dovrebbe vincere: Mo'nique
Avrebbe dovuto essere candidata anche: Julianne Moore (A Single Man) e Marion Cotillard (Nine)

Mo'nique di Precious ha già l'Oscar in tasca. E' impossibile che non vinca. Se non ci fosse stato l'exploit del film di Lee Daniels, chi avrebbe avuto maggiori possibilità di vincere in questa categoria? Forse le attrici di Tra le nuvole, Kendrick e Farmiga, o le muse tarantiniane Laurent e Kruger. Ma ritengo che senza Mo'nique in gara, sarebbe stata Julianne Moore a spuntarla e, giunta alla quinta nomination, avrebbe anche portato a casa l'Oscar (come accadrà quest'anno per Jeff Bridges). Per quanto riguarda la Cotillard, i Weinstein hanno azzerato le sue probabilità di candidatura nel momento in cui l'hanno sostenuta come protagonista e non come supporting role.

Miglior sceneggiatura originale
Vincerà: The Hurt Locker
Dovrebbe vincere: Bastardi senza gloria
Avrebbe dovuto essere candidato anche: Il nastro bianco

Miglior sceneggiatura non originale
Vincerà: Tra le nuvole
Dovrebbe vincere: Tra le nuvole
Avrebbe dovuto essere candidato anche: A Single Man

Per il miglior film straniero non saprei proprio chi tifare, se il gelido splendore austriaco o la sanguinosa odissea carceraria francese. Quanto al film d'animazione, mi vergogno di non avere ancora visto Up, ma sono completamente innamorato di Coraline (ed attendo con ansia The Fantastic Mr Fox, in uscita ad aprile).

E i vostri pronostici quali sono?

martedì 2 febbraio 2010

Pioggia di nominations su Avatar e The Hurt Locker


Annunciate dalla soave Anne Hathaway, sono state rese note questa mattina le candidature ai premi Oscar. Tutto come da copione, più o meno. Pioggia di nominations sui favoriti della vigilia, Avatar e The Hurt Locker: entrambi guidano la corsa con 9 candidature a testa. Seguono Bastardi senza gloria con 8 candidature e Precious e Tra le nuvole con 6.

Miglior Film
Avatar / The Hurt Locker / Tra le nuvole / Bastardi senza gloria / Precious / An Education / The Blind Side / Up / District 9 / A Serious Man /

The Blind Side, inatteso campione d'incassi di questa stagione invernale, alla fine ce la fa e, trainato dall'incredibile successo di Sandra Bullock, riesce a strappare la candidatura come miglior film. Una sorpresa prevista, anche se chi l'ha visto sostiene che il film sia appena dignitoso. Peccato che A Single Man sia rimasto fuori. Stessa sorte è toccata ad altri due film indipendenti molto apprezzati dalla critica come Crazy Heart e The Messanger. Snobbate le commedie Una notte da leoni e (500) giorni insieme e, per il secondo anno consecutivo, Clint Eastwood con Invictus. La presenza di A Serious Man, ultimo gioiello dei Coen, nella rosa dei dieci candidati rende felici.

Miglior regia
James Cameron, Avatar / Kathryn Bigelow, The Hurt Locker / Lee Daniels, Precious / Jason Reitman, Tra le nuvole / Quentin Tarantino, Bastardi senza gloria

Nessuna sorpresa nella cinquina per la regia. Kathryn Bigelow, proclamata regista dell'anno dalla Directors Guild of America, potrebbe spuntarla sull'ex marito James Cameron ed entrare nella storia come la prima regista donna a vincere l'Oscar.

Miglior attore
Jeff Bridges, Crazy Heart / George Clooney, Tra le nuvole / Colin Firth, A Single Man / Jeremy Renner, The Hurt Locker / Morgan Freeman, Invictus

Anche in questo caso, cinquina prevista in pieno. L'insuccesso di Nine è costato caro a Daniel Day-Lewis e l'eccessiva cupezza di The Road non ha permesso a Viggo Mortensen di ripetere l'exploit del 2007 con La promessa dell'assassino. Trionfo annunciato per Jeff Bridges.

Miglior attrice
Sandra Bullock, The Blind Side / Carey Mulligan, An Education / Gabourey Sidibe, Precious / Helen Mirren, The Last Station / Meryl Streep, Julie & Julia

Ok. L'unico punto interrogativo era per Helen Mirren: non si è capito se The Last Station sia stato distribuito o no in America, perché pare non l'abbia visto ancora nessuno. Che l'attrice inglese sia stata votata solo sulla base del suo pedigree artistico? Nessun posto per Emily Blunt (The Young Victoria) ed Abbie Cornish (Bright Star). E nessuno nutriva più alcuna speranza che nella cinquina potessero magicamente rientrare Tilda Swinton (Julia), Michelle Pfeiffer (Cheri) o Charlotte Gainsbourgh (Antichrist). Il fatto che Julie & Julia non sia stato nominato come miglior film aumenta le speranze di Sandra Bullock di vincere l'Oscar. Tuttavia la nomination al Razzie Award come peggior attrice dell'anno per All About Steve potrebbe costare caro alla Bullock e riportare i pronostici sulla buona strada, vale a dire in favore di Meryl Streep. Dopotutto, come ha scritto sul suo blog Nathaniel Rogers (thefilmexperience) "per la storia del cinema ha più senso che la Streep vinca il suo terzo Oscar, piuttosto che la Bullock vinca il suo primo".

Miglior attore non protagonista
Matt Damon, Invictus / Woody Harrelson, The Messanger / Christopher Plummer, The Last Station / Christoph Waltz, Bastardi senza gloria / Stanley Tucci, Amabili resti

Christopher Plummer ottiene la sua prima candidatura a 80 anni! E finalmente ce la fa anche l'amabile Stanley Tucci. Nonostante Invictus non sia riuscito ad entrare nelle cinquine per film e regia, Matt Damon conquista la nomination come non protagonista (una candidatura che vale anche per la lodatissima prova in The Informant). Snobbati Christian McKay (Me and Orson Welles), Alfred Molina (An Education) ed Anthony Mackie (The Hurt Locker).

Miglior attrice non protagonista
Penelope Cruz, Nine / Mo'nique, Precious / Anna Kendrick, Tra le nuvole / Vera Farmiga, Tra le nuvole / Maggie Gyllenhaal, Crazy Heart
L'unica cinquina con due (spiacevoli?) sorprese. La Cruz era stata candidata sia ai Golden Globe che ai SAG ma, dato il clamoroso flop del film, i pronostici erano diventati sfavorevoli. Penelope è scintillante in Nine, ma se proprio si voleva dare una candidatura al musical di Marshall, una scelta migliore sarebbe stata Marion Cotillard (che la Weinstein Company ha erroneamente sostenuto come protagonista nella corsa agli Oscar), senza ombra di dubbio più meritevole della Cruz. Quanto a Maggie Gyllenhaal, la candidatura arriva sull'onda del trionfo annunciato di Jeff Bridges per Crazy Heart. Ed è anche vero che questa brava attrice non è mai stata nominata, nemmeno per Secretary. Questo significa che Julianne Moore è stata scandalosamente ignorata, ma la sua Charley di A Single Man resta un piccolo capolavoro. Dita incrociate per il prossimo anno: Juli potrebbe rifarsi con The Kids Are All Right e Boone's Lick. Fuori anche Samantha Morton (The Messanger) e le splendide dark ladies tarantiniane Diane Kruger e Melanie Laurent.

Miglior film d'animazione
Coraline / Up / The Fantastic Mr Fox / La principessa e il ranocchio / The Secret of Kells

I bloggers d'oltreoceano si stanno chiedendo in coro cosa sia The Secret of Kells. Io tifo spudoratamente per Coraline, ma vincerà Up. Dov'è finito il bellissimo Ponyo sulla scogliera?

Miglior sceneggiatura originale
The Hurt Locker / Bastardi senza gloria / The Messanger / A Serious Man / Up

Miglior sceneggiatura non originale
District 9 / An Education / In the Loop / Precious / Tra le nuvole

Miglior film straniero
Ajami (Israele) / The Milk of Sorrow (Perù) / The Secret in Their Eyes (Argentina) / Il nastro bianco (Germania) / A Prophet (Francia)
Devo ancora vedere A Prophet ma il film di Haneke è davvero stupendo.

Miglior scenografia
Avatar / The Imaginarium of Doctor Parnassus / Nine / Sherlock Holmes / The Young Victoria

Miglior fotografia
Avatar / Bastardi senza gloria / Harry Potter e il Principe Mezzosangue / Il nastro bianco / The Hurt Locker

Migliori costumi
Bright Star / Coco Avant Chanel / Nine / The Young Victoria / The Imaginarium of Doctor Parnassus
Unica candidatura per Bright Star di Jane Campion. Non avrebbe di certo sfigurato nemmeno una nomination per Cheri: splendidi i costumi disegnati da Consolata Boyle.

Miglior montaggio
Avatar / The Hurt Locker / Bastardi senza gloria / District 9 / Precious

Miglior trucco
Il divo / Star Trek / The Young Victoria

Miglior colonna sonora originale
Avatar / The Hurt Locker / Up / The Fantastic Mr Fox / Sherlock Holmes
Sherlock Holmes? Mah. E la colonna sonora di Avatar è noiosa e ripetitiva. Decisamente i membri dell'Academy non hanno un buon orecchio: altrimenti avrebbero nominato i magnifici score di Nemico pubblico, A Single Man e Cheri.

Miglior canzone
"Almost there", La principessa e il ranocchio / "Down in New Orleans", La principessa e il ranocchio / "Loin de Paname", Paris 36 / "Take it all", Nine / "The Weary Kind", Crazy Heart

"I see you", il polpettone composto da James Horner nella speranza di ripetere il colpaccio di "My Heart Will Go On" (cui è peraltro molto simile nella linea melodica) non è entrato nella cinquina. Una testimonianza divina? Snobbata "Cinema italiano", ma almeno "Take it all" ce l'ha fatta. Decisamente da vedere a questo punto è il film con Jeff Bridges, Crazy Heart. Chissà quando verrà distribuito in Italia!

Migliori effetti visivi
Avatar / District 9 / Star Trek

Miglior montaggio sonoro
Avatar / The Hurt Locker / Bastardi senza gloria / Up / Star Trek

Miglior missaggio sonoro
Avatar / The Hurt Locker / Bastardi senza gloria / Stra Trek / Transformers 2

Questa la lista delle nominations. Attendo con avida curiosità i vostri commenti.

martedì 26 gennaio 2010

Tilda e l'Italia al Sundance


Luca Guadagnino sbarca in America. Il suo film Io sono l'amore (I Am Love), dopo la premiere alla Mostra del Cinema di Venezia nelle sezione Orizzonti lo scorso settembre, è stato presentato al Sundance il 22 gennaio. Storia di una famiglia dell'alta borghesia milanese, il film è stato accolto molto favorevolmente dalla critica americana soprattutto per l'eleganza dello stile visivo, le atmosfere da melo' raffreddato e l'affascinante prova di Tilda Swinton.


Più tiepida l'accoglienza a Venezia, dove era stato sollevato un ingombrante paragone con Visconti e il suo Gruppo di famiglia in un interno e il formalismo di Guadagnino era stato accusato di presunzione e freddezza. In America sarà distribuito nei circuiti d'essai, in Italia dal 19 marzo. Nel cast anche Pippo Delbono, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher e Marisa Berenson. Per i fan di Tilda Swinton, ancora orfani della visione di Julia, un film da non perdere.

lunedì 11 gennaio 2010

La fluidità sessuale di Orlando


"Poiché non v'è dubbio sul suo sesso, malgrado il delicato aspetto femmineo cui di questi tempi ogni giovin signore aspira..."

Inizia così, proprio come il romanzo di Virginia Woolf, l'elegante, ermetico, pittorico film che Sally Potter ha tratto dal capolavoro della scrittrice inglese nel 1992. Orlando non è tuttavia un semplice adattamento cinematografico: nella sua struttura in capitoli, nell'austera perfezione delle immagini, nell'abbondanza e nello splendore degli ambienti e dei costumi, nell'evocazione dei passaggi temporali e nella suggestiva fluidità di un'impossibile e simbolica cavalcata attraverso i secoli e i sessi, il film aspira in ogni inquadratura all'opera d'arte. Ed in alcune sequenze centra in pieno il bersaglio.

Tutta la prima parte è come congelata in un gusto da tableux vivant stile Peter Greeneway: l'andamento catatonico e le atmosfera sospese rischiano in ogni momento lo sterile esercizio intellettuale. Ma il gioco sopraffino delle ondivaghe identità sessuali moltiplica i significati: l'androgina Tilda Swinton s'impone sin dall'inizio come corpo/volto sublime che racchiude in sé maschile e femminile, mentre Quentin Crisp dà forma decadente alla sontuosa vecchiaia della Regina Elisabetta I. Un omosessuale nel ruolo di una donna (per giunta vergine) e una donna in quello di un uomo (semi-asessuato): c'è materiale per un intero trattato sul travestitismo e sulla fluidità sessuale. Ma Orlando è anche un film sulla bellezza, sulla doppiezza della poesia, sull'immortalità, sulla solitudine dell'esistenza e sulla conquista/costruzione dell'identità.

Il giovane aspirante poeta Orlando entra a sedici anni nelle grazie della regina Elisabetta I diventandone il favorito. Ad una condizione: "Non appassire, non inaridire, non invecchiare". Queste parole risuonano dalla voce della regina come una benedizione, un incantesimo, una profezia. Ricevuto in dono un patrimonio immenso, Orlando scopre la sofferenza e la "slealtà" delle donne quando si innamora, non ricambiato, della giovane russa Sasha. Incantato dal piacere della poesia, si fa mecenate di un volgare e scaltro poeta, ma è tradito nelle sue sincere velleità artistiche quando il mantenuto giudica ingenuo e senza valore il suo manoscritto. Deluso dall'amore prima e dalla poesia poi, si dedica alla politica e nel 1700 diventa ambasciatore dell'impero britannico in Oriente. Qui scopre l'amicizia virile, l'orrore della guerra e la spietata conferma della sua inadeguatezza al ruolo "maschile".
Tanto il suo animo è delicato e sensibile che una mattina si risveglia donna. Magnifica la sequenza della "trasformazione": dopo sette giorni a letto, Orlando riapre gli occhi e nella lentezza solenne dei movimenti e nella profondità dello sguardo sappiamo già che qualcosa è successo. Ma in realtà nulla è cambiato. Sotto un faro di luce che rende l'atmosfera magica e sognante, si bagna il volto e si guarda allo specchio: la bellezza preraffaelita della Swinton si dona all'obiettivo della cinepresa in tutto il suo fulgore. Il primo piano misterioso dell'attrice si colora di un lieve sorriso carico di regale dignità.
"Stessa persona. Nulla che sia mutato. Solo il sesso è diverso"


Ritorna in Inghilterra e riprende possesso delle sue proprietà. E si dà alla vita mondana, constatando con rammarico lo scarso rispetto e la debole stima dei poeti verso il genere femminile. "L'intelletto è un luogo solitario, dunque terreno inadeguato per le femmine, che scoprono la loro natura guidate dal padre o dal marito", le viene detto. "E se è sola?", chiede Lady Orlando. "Allora, per quanto incantevole sia, è persa".

Il viaggio di Orlando attraverso i secoli, in questa nuova dimensione/prospettiva femminile, diventa così la conquista della propria indipendenza e il raggiungimento della consapevolezza della propria solitudine. In un'altra sequenza memorabile, Lady Orlando, pur rischiando di perdere la propria fortuna per motivi legali a causa del cambiamento di sesso, rifiuta una proposta di matrimonio. "Orlando voi per me foste e sarete sempre, uomo o donna che sia, il fiore, la perla e la perfezione del vostro sesso", le dice l'Arciduca inglese disposto a sposarla per salvarla dalla rovina. Di fronte alla smania di possesso maschile che non ammette rifiuti sulla base della superiorità sessuale, Lady Orlando vede in pericolo la propria libertà di essere umano. E comprende l'arroganza dell'amore maschile: adorare qualcuno non è sufficiente perché questo qualcuno ci appartenga di diritto. "Morirai zitella, spossessata e sola!" le intima l'Arciduca. E Lady Orlando fugge attraverso il labirinto degli anni: la macchina da presa finalmente prende il volo e il film conquista quella suggestiva fluidità cui aspira.


"Natura Natura, io sono la tua Sposa. Prendimi".

Orlando sussurra queste parole alla terra al termine della stupenda scena del labirinto. Si ritrova nobildonna decaduta nel 1850 e conosce finalmente il sesso e la felicità dell'amore nella forma selvaggia e appassionata dell'avventuriero Shemardine (Billy Zane). Il film si avvampa e acquista calore ed umanità. Stupendo il dialogo sui ruoli di maschile e femminile fissati dalla società e dalla cultura e sulla possibilità di scelta di un destino alternativo.

"Avete combattuto in battaglia come un uomo?"
"Ho combattuto"
"Sangue?"
"Se necessario sì. La libertà va presa. La libertà va conquistata"
"Se io fossi uomo forse non sceglierei di rischiare la mia vita per una causa incerta. Potrei pensare che la libertà conquistata con la morte non sia meritevole"
"Voi potreste scegliere di non essere un vero uomo. Se io fossi donna potrei scegliere di non sacrificare la mia vita alla cura dei miei figli, o dei figli dei miei figli, né di annegare anonimo nel latte della bontà femminile. Potrei andare all'estero.. in quel caso sarei..."
"...una vera donna"

Ma le scelte appartengono agli uomini. Lady Orlando non può scegliere di fuggire via in America con Shemardine, inseguendo un sogno di impossibile libertà. Lui non vuole sposarla e per Orlando è tempo di pensare al presente, ad un futuro che non inizi in un ipotetico domani, ma che parta qui ed ora. Si lasciano senza rimpianti, mentre soffia una vento formidabile e la pioggia si confonde con le lacrime che bagnano il volto.

Scoppia la guerra ed Orlando, incinta, fugge sotto i bombardamenti, in un'altra sequenza simbolico-impressionistica di grande effetto. Ed arriviamo ai giorni nostri. Orlando è madre due volte: ha dato alla luce una bambina ed un manoscritto che racconta la sua vita. Nell'ultima scena la ritroviamo sotto lo stesso albero dove all'inizio, 400 anni prima, ripeteva i versi da intonare a memoria per la regina Elisabetta. "Sono felice", dice alla figlia che corre sul prato e la riprende con una videocamera. In alto, un angelo dorato canta per loro. La dignità della maturità e della consapevolezza della propria storia si dipinge sullo sguardo aperto e carico di speranza di Tilda Swinton. Il film non sarebbe lo stesso senza l'ironia dei suoi sguardi in macchina, senza la sua enigmatica, trascendentale presenza. Una performanca antinaturalistica di inestimabile valore.

Voto: 8

martedì 15 dicembre 2009

Golden Globes nominations!


Dopo The Boston Film Critics Society (miglior film The Hurt Locker; regia Kathryn Bigelow per The Hurt Locker; attrice Meryl Streep per Julie&Julia; attore Jeremy Renner per The Hurt Locker; attrice non protagonista Mo'Nique per Precious; attore non protagonista Christoph Waltz per Bastardi senza gloria); The Los Angeles Film Critics Association (miglior film e regia The Hurt Locker; attrice Yolande Moreau per Seraphine; attore Jeff Bridges per Crazy Heart; non protagonisti Mo'Nique e Waltz) e The New York Film Critics Association (film e regia The Hurt Locker; attrice Meryl Streep; attore George Clooney per Up in the Air; non protagonisti Mo'Nique e Waltz), oggi sono state finalmente annunciate le candidature per i Golden Globes, i premi della stampa estera ad Hollywood, da sempre considerati anticamera degli Oscar.


Miglior film drammatico
Avatar / The Hurt Locker / Bastardi senza gloria / Precious / Up in the Air

Miglior commedia/musical
(500) giorni insieme / The Hangover / Nine / It's Complicated / Julie & Julia

Miglior regia
Kathryn Bigelow (The Hurt Locker) / James Cameron (Avatar) / Clint Eastwood (Invictus) / Jason Reitman (Up in the Air) / Quentin Tarantino (Bastardi senza gloria)

Probabilmente saranno questi i nomi dei registi candidati all'Oscar. Lee Daniels, regista di Precious, qui escluso, potrebbe spuntarla alla fine su Eastwood o, più probabilmente, su Tarantino. Ma la gara è tutta tra Bigelow e Cameron, ex-marito e moglie l'un contro l'altro armati!
Snobbati sia come miglior film che come miglior regia An Education e soprattutto Bright Star di Jane Campion.

Miglior attrice in un film drammatico
Emily Blunt (The Young Victoria) / Sandra Bullock (The Blind Side) / Helen Mirren (The Last Station) / Carey Mulligan (An Education) / Gabourey Sidibe (Precious)

Miglior attrice in una commedia/musical
Sandra Bullock (Ricatto d'amore) / Marion Cotillard (Nine) / Julia Roberts (Duplicity) / Meryl Streep (Julie & Julia) / Meryl Streep (It's Complicated)

Incredibile riconoscimento (ma era tragicamente nell'aria) per Sandra Bullock in entrambe le categorie. Non stupisce anche la doppia nomination come attrice comica per Meryl Streep (arrivata a quota 25 candidature!): probabilmente è arrivato l'anno in cui Meryl riuscirà a mettere la mani sul terzo meritatissimo Oscar. Inattesa la candidatura per Julia Roberts, ma i GG la adorano (l'avevano candidata anche due anni fa per il supporting turn di Charlie Wilson War) ed è sempre una grande star (mille volte meglio lei della Bullock). Possibile che non c'era posto per la favolosa Michelle Pfeiffer di Chéri? La sua stella è ormai definitivamente in declino? Immensa tristezza. Quanto alla lista delle attrici drammatiche, Emily Blunt ottiene a sorpresa la candidatura al posto di Abbie Cornish, apprezzata protagonista di Bright Star e, come previsto, Tilda Swinton è stata completamente ignorata per il film Julia.

Miglior attore in un film drammatico
Jeff Bridges (Crazy Heart) / George Clooney (Up in the Air) / Colin Firth (A Single Man) / Morgan Freeman (Invictus) / Tobey McGuire (Brothers)

La vera sorpresa è Tobey McGuire per il dramma di Jim Sheridan (recensioni freddine): i GG lo hanno preferito ai più quotati Jeremy Renner per Hurt Locker e Viggo Mortensen per The Road. Credo che gli Oscar voteranno per Renner, visto lo straordinario supporto che il film della Bigelow sta ricevendo dalle associazioni dei critici.

Miglior attore in una commedia/ musical
Matt Damon (The Informant) / Daniel Day-Lewis (Nine) / Robert Downey Jr (Sherlock Holmes) / Joseph Gordon-Levitt (500 giorni insieme) / Michael Stuhlbarg (A Serious Man)

Credo che nessuno di questi attori a parte Matt Damon abbia chance effettive di una candidatura agli Oscar (nemmeno Daniel Day-Lewis, data l'accoglienza non entusiatica che la critica sta riservando a Nine), ma fa immensamente piacere vedere candidato Michael Stuhlbarg, eccellente interprete del film dei fratelli Coen.

Miglior attrice non protagonista
Penelope Cruz (Nine) / Vera Farmiga (Up in the Air) / Anna Kendrick (Up in the Air) / Mo'Nique (Precious) / Julianne Moore (A Single Man)

Lasciatemi gioire per Julianne Moore. Probabile cinquina degli Oscar, ma credo che alla fine Marion Cotillard sarà candidata come non protagonista al posto della Cruz. Saldissima Mo'Nique, che sta vincendo tutti i premi della critica, ed in ascesa le ragazze di Up in the Air. Ignorata Samantha Morton per The Messanger.

Miglior attore non protagonista
Matt Damon (Invictus) / Christoph Waltz (Bastardi senza gloria) / Woody Harrelson (The Messanger) / Christopher Plummer (The Last Station) / Stanley Tucci (The Lovely Bones)

Doppia nomination anche per Matt Damon: difficile immaginare che gli Oscar si dimentichino di entrambe le sue performance. In questa categoria i GG lo hanno preferito al celebratissimo Alfred Molina di An Education, film che peraltro ha raccolto solo un'altra candidatura per la migliore attrice.

Miglior film straniero
Baaria / Gli abbracci spezzati / Il nastro bianco / A Prophet / The Maid

Giuseppe Tornatore ce la fa, ma anche Matteo Garrone per Gomorra era stato riconosciuto dalla stampa estera americana e poi escluso dalla cinquina degli Oscar. Impossibile però che Baaria sia preferito al film di Haneke o a The Prophet di Audiard.

Miglior film d'animazione
Cloudy with a Chance of Meatballs / Coraline / The Fantastic Mr Fox / Up / La principessa e il ranocchio

Grande cinquina. Coraline è un capolavoro e si parla un gran bene di The Fantastic Mr Fox di Wes Anderson. Up è stato un successo mondiale e il nuovo Disney promette bene.

Nominata anche la magnifica colonna sonora del film A Single Man: se esce sul mercato italiano prima delle feste, sarà il mio regalo di Natale. Per me stesso.

lunedì 7 dicembre 2009

Magnifica Tilda


Chissà quando vedremo in Italia Julia, il thriller di Eric Zonca (regista de La vita sognata degli angeli) presentato al Festival di Berlino nel 2008 ed interpretato dalla grande Tilda Swinton. Omaggio al film Gloria di John Cassavetes con Gena Rowlands, Julia racconta la storia di una quarantenne alcolizzata che perde il lavoro, rapisce un bambino per richiedere un riscatto e si trova suo malgrado a doverlo proteggere contro dei trafficanti di droga. Uscito in America lo scorso maggio, Julia è un thriller teso e violento, cupo e disperato, sostenuto dalla performance della Swinton. I critici americani non hanno lesinato in aggettivi e hanno definito la prova dell'attrice inglese nel ruolo controverso della protagonista superlativa, impressionante e coraggiosa.


Da Le cronache di Narnia in poi, la Swinton sta conoscendo una seconda giovinezza dopo i meravigliosi exploit inizio anni '90 di Edoardo II di Jarman e Orlando di Sally Potter: l'Oscar per Michael Clayton nel 2006, Burn After Reading dei Coen, il piccolo, bellissimo ruolo ne Il curioso caso di Benjamin Button (dove era addirittura più incisiva di Cate Blanchett), The limits of control di Jim Jarmush, Io sono l'amore in uscita a marzo 2010. Numerosi bloggers d'oltreoceano lamentano l'assenza dell'attrice fra le liste delle migliori performance dell'anno per il film di Zonca. Nessuna adeguata campagna promozionale è stata pianificata dalla casa di distribuzione, un po' come era successo l'anno scorso per Julianne Moore in Savage Grace (un altro titolo troppo controverso e morboso per concorrere agli Oscar): bisogna vedere se qualche associazione di critici avrà il coraggio di ricordarsene al momento di annunciare i migliori attori dell'anno.